People Management

Tassa su Smart Working: è davvero necessaria?

Caro smart worker, ti tasso!

Fa discutere la proposta contenuta nello studio “What we must do to rebuild” di Deutsche Bank legata a una smart working tax.

Proviamo a capire la ratio della proposta.

La smart working tax prevede l’applicazione di una tassa del 5% a tutti quei lavoratori che continuano la propria attività in smart working al fine di sostenere chi al contrario deve per forza lavorare all’interno dell’azienda.

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La base di questa proposta nasce dal fatto che gli smart worker potendo proseguire la loro attività lavorativa di base non stanno subendo decurtazioni economiche e reddituali, anzi potendo risparmiare su quelle che sarebbero state spese dirette come i viaggi e il pranzo contribuendo di fatto in modo inferiore all’infrastruttura dell’economia.

Così facendo, però, si prendono in considerazione solo gli ipotetici vantaggi legati ad un mero recupero economico di quanto non speso, senza tener presente alcuni svantaggi, seppur intangibili del lavoro da remoto legati principalmente alla difficoltà nella gestione dei rapporti sociali e al possibile senso di solitudine e isolamento. Senza considerare anche i possibili disguidi materiali legati ad una cattiva organizzazione o una connessione inadeguata.

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Nell’ipotesi in considerazione questa tassa potrebbe essere imposta quando lo smart working non sarà più incentivato (o imposto) dai governi stessi, ed escluderebbe “i lavoratori autonomi" e quelli a basso reddito.

La gestione dello “smart working” in questo 2020 ha sicuramente avuto un boom e si è fatto di necessità virtù, riuscendo a riorganizzare attività lavorative in pochissimo tempo seppur non in modo mirato. Ma non dimentichiamo che il telelavoro non è, per ovvi motivi, praticabile in qualsiasi situazione e da un lato potrebbe addirittura rischiare di aumentare le disuguaglianze tra generi e lavoratori, riportando alla ribalta l’eterna contrapposizione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale.

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Pensare di introdurre questa tassa, però, non può essere un metodo immediato per recuperare maggiori entrate per coprire maggiori spese. Il cambiamento mentale che da sempre auspichiamo legato ad un modo di lavorare “smart” e quindi totalmente diverso da quanto inteso fino ad ora pensato solo come lavoro all’esterno dall’azienda non può essere strettamente collegato alla semplice riduzione dei costi per l’impresa.

Il passaggio principale dell’adozione dello smart working deve essere legato alla realizzazione di un migliore equilibrio vita-lavoro, attrarre e coinvolgere talenti, aumentare l'engagement e, contemporaneamente, disegnare un nuovo modello di organizzazione del lavoro più efficiente lavorando per un obiettivo comune.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.