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Spiacenti, il lavoratore da Lei chiamato non è al momento raggiungibile

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Il famoso diritto alla disconnessione, di cui tanto si parla in questi mesi trattando l'argomento del lavoro da remoto, non è solo un diritto del lavoratore, ma anche un modo per migliorarne la produttività.

Agosto: notoriamente mese associato alle ferie e al tempo da dedicare ad attività extra lavorative per rigenerarsi.

Parte dalla nostra Costituzione il vero e proprio diritto alle ferie e all’impossibilità a rinunciarvi, sancito dall’articolo 35.

Quest’anno accanto al tema caldo delle ferie si è parlato sempre più di un vero e proprio diritto alla disconnessione.

Nasce come esigenza soprattutto per i professionisti subissati da leggi, decreti, circolari, scadenze incessanti che non hanno dato tregua al loro lavoro, ma la disconnessione deve valere per tutti i lavoratori e regolamentata soprattutto per coloro i quali sono stati oggetto di una nuova modalità di lavoro, quella da remoto, che molto spesso ha limato i tempi di lavoro e vita personale.

Partiamo dall’inizio.

La tematica della disconnessione nasce principalmente in relazione allo sviluppo tecnologico e all’innovazione digitale: avendo a disposizione strumenti tecnologici come chat di messaggistica istantanea, strumenti per video riunioni e conference call che permettono ai lavoratori di effettuare la prestazione lavorativa allo stesso modo in cui viene effettuata in ufficio, spesso si verifica l’occasione di essere sempre reperibile.

Ma di buon grado la legge 81/2017 che disciplina lo smart working contiene al suo interno l’art. 19 in quanto l’accordo individuale tra le parti contiene disciplina dei tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Seppur non si palesi come un vero e proprio diritto la norma contiene spunti necessari per metterlo in pratica, quindi è più una questione di “comportamenti errati”.

Il fatto che si possa essere raggiungibili ovunque e con diversi strumenti tecnologici non vuol dire che si possa chiamare il lavoratore in qualsiasi momento né tanto meno pretendere la risposta (immediata) o la disponibilità costante. Si perde in questo modo il concetto di priorità nel lavoro, dove tutto diventa importante e urgente ma è evidente che non possa essere così.

Bisogna quindi impostare dei limiti riscontrabili nei periodi in cui il lavoratore effettuerà la prestazione lavorativa oltre ad educare al corretto utilizzo degli strumenti di comunicazione.

Questo è il solo modo per permettere al lavoratore di lavorare in modo produttivo e rigenerarsi nei periodi di disconnessione dando la possibilità di dedicarsi ad altro.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.