People Management

Sindrome da burnout: in cosa consiste

Quali sono i rischi dello smart working

Lockdown, pandemia, smartwoking, cassa integrazione: tutti vocaboli entrati nella quotidianità dei lavoratori da un anno a questa parte.

Oltre ad ampliare il vocabolario e far conoscere una realtà lavorativa differente rispetto a quella nota fino a marzo dello scorso anno, tutti questi termini hanno portato un alone di preoccupazione ed ansia.

È evidente che le aziende devono avere un’accortezza maggiore per la sfera emotiva dei propri lavoratori, parte essenziale che spesso purtroppo non viene sufficientemente considerata.

Il contesto lavorativo e le regole dell’attività lavorativa sono cambiati, è un dato obiettivo da considerare. Questo incide sulla organizzazione del lavoro e sull’efficienza e produttività dei lavoratori stessi.

Quali rischi corrono le aziende che sottovalutano questi aspetti?

Nel maggio 2019, nell'11esima revisione dell'International Classification of Disease (ICD) il testo di riferimento globale per tutte le patologie, è stato inserito il burnout come "sindrome".

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il burnout come un "fenomeno occupazionale" derivante da uno stress cronico mal gestito.

Innanzitutto, il burnout è strettamente collegato all’ambito lavorativo e non alla sfera personale del lavoratore, pertanto i motivi che provocano questa sindrome devono essere ricercati proprio all’interno del mondo lavorativo.

Il burnout va inteso come una forma di esaurimento causata da una condizione di stress cronico: percezione di uno squilibrio tra richieste-esigenze professionali e risorse disponibili, ritmi intensi, richieste pressanti, un grande investimento di energie e una mancata organizzazione con programmi non definiti che mutano spesso e comunicazione non sufficiente sono tra le principali cause che azzerano le energie dei lavoratori.

In queste condizioni le prestazioni professionali diventano sempre meno soddisfacenti ed iniziano anche ad insorgere disagi psico fisici come insonnia, cefalea, mal di stomaco ad esempio e una sensazione costante di non riuscire a ricaricare le energie.

Oltre alla mera disorganizzazione e al carico eccessivo di lavoro senza il rispetto degli orari che hanno vissuto molti lavoratori in smart working forzato da un anno a questa parte, questi ultimi devono fare i conti anche con l’impossibilità di avere rapporti personali. Aspetto da non sottovalutare che acuisce questo stato di depressione tipico del burnout.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.