Dall’asilo all’aiuto per la badante, fino allo smart working. In Italia esistono esempi virtuosi tra le aziende. L’analisi di Isabella Covili Faggioli, presidente dell’Associazione italiana direzione personale che il 20 gennaio ha partecipato al seminario “Coi tempi che corrono…” sul welfare aziendale

“Le aziende medio-grandi hanno già capito da tempo le potenzialità del welfare. Ciò che serve è un contagio virtuoso”. A parlare è Isabella Covili Faggioli, presidente dell’Associazione italiana per la direzione del personale, network di oltre 17 mila membri, 3 mila soci attivi, 16 gruppi regionali e una rete internazionale che promuove uno sviluppo responsabile della cultura manageriale nell’ambito delle risorse umane. “Le grandi imprese hanno veri e propri pacchetti per il welfare e i dipendenti possono scegliere i servizi a cui accedere, chi ha bimbi piccoli sceglierà l’asilo, mentre chi deve assistere un familiare anziano potrà chiedere un aiuto per una badante – continua – È il modo migliore per ingaggiare le persone, perché è vero che il benessere in azienda è dato dalla possibilità di esprimersi nel proprio lavoro, di crescere, ma anche le erogazioni materiali contano. E se ti prendi cura delle persone, queste lavoreranno con più motivazione”. Il tema è stato al centro dell’intervento di Covili Faggioli a “Coi tempi che corrono…”, il convegno organizzato dall’associazione Le Querce di Mamre sulle pratiche per promuovere il benessere familiare, conciliando tempi di vita e di lavoro, che si è svolto il 20 gennaio alle 9 alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (Bologna).
 
Sono diversi gli esempi virtuosi di aziende che garantiscono servizi di welfare ai propri dipendenti. Si va dagli asili agli aiuti per la badante, fino allo smart working. E c’è anche chi, come il gruppo Loccioni, ha un parco intorno all’azienda dove i dipendenti possono mangiare in pausa pranzo, e in cui vivono pavoni e gru. Perché anche la bellezza è importante. “Tra i nostri soci la metà applica pacchetti di welfare ai propri dipendenti, ma..."

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