Mercoledì 28 febbraio, presso il Centro incontri della Provincia di Cuneo, è stato presentato il Quaderno 33 della Fondazione CRC, dal titolo “Impresa possibile. Welfare aziendale in provincia di Cuneo”. Il volume contiene un’indagine − curata dal Centro Studi della Fondazione CRC e realizzata dal Laboratorio «Percorsi di secondo welfare», da Luca Pesenti dell’Università Cattolica di Milano e da IPSOS – volta a mappare e analizzare le soluzioni di welfare aziendale predisposte in provincia di Cuneo.

Durante il pomeriggio, dopo la presentazione dei risultati della ricerca a cura di Franca Maino e Federico Razetti, rispettivamente direttrice e ricercatore del Laboratorio Percorsi di secondo welfare, alcune realtà del territorio hanno raccontato la loro esperienza in tema di welfare aziendale: sul lato delle imprese, Edo Milanesio, Segretario Generale di Fondazione Ferrero, ha presentato il programma “Care” di Ferrero. Maurizio Tosi, Coordinatore Welfare di Michelin Italiana, ha invece raccontato dell’iniziativa “Michelin avanza con te”. Sul lato pubblico, Danilo Bono, Direttore generale dell’ASL CN2, ha illustrato il progetto Talenti Latenti mentre Gianfranco Bordone, Direttore Coesione Sociale della Regione Piemonte, la strategia regionale We.Ca.Re.

La giornata si è poi conclusa con una discussione sul welfare aziendale a cui hanno partecipato i rappresentanti di associazioni di categoria e datoriali, sindacati, associazioni professionali, enti bilaterali territoriali, Comuni e diverse istituzioni della provincia di Cuneo. Tra gli interventi che si sono susseguiti si segnala quello del presidente della Fondazione CRC, Giandomenico Genta, il che ha sottolineato come il welfare aziendale sia decisivo nella promozione di nuove forme di welfare comunitario. Genta ha inoltre affermato che “la presentazione di questa ricerca vuole essere un’occasione per ragionare su come gli stakeholder del territorio possono fornire risposte comuni ai bisogni sociali dei cittadini e delle famiglie. Per questo motivo la Fondazione ha deciso di non fermarsi alla ricerca ma di promuovere un percorso laboratoriale finalizzato a stimolare soluzioni innovative, anche attraverso testimonianze dirette di progetti già sperimentati positivamente in altre parti d’Italia”.

I principali risultati dell’indagine

La ricerca presentata nel Quaderno ha coinvolto un campione rappresentativo di imprese della provincia di Cuneo. Complessivamente sono state raccolte informazioni su 189 aziende utilizzando un questionario strutturato. In base a quanto rilevato, la presenza di uno o più benefit ascrivibili al tema del welfare è dichiarata da una quota pari al 69% del campione. Mediamente, però, non ci si trova di fronte a piani di welfare aziendale compositi e strutturati ma piuttosto a interventi di ampiezza limitata: in media le aziende propongono ai propri dipendenti 1,3 benefit o servizi di welfare aziendale.

Le prestazioni più diffuse riguardano, in primo luogo, i fondi pensionistici complementari e le prestazioni sanitarie di tipo integrativo (presenti in entrambi i casi nel 48,5% delle aziende). A seguire, si trovano le attività per agevolare la conciliazione vita-lavoro (20,9%), la possibilità di accedere a tassi agevolati per mutui e finanziamenti (17,4%) e le convenzioni con strutture commerciali (15,1%). Risultano residuali le attività per il benessere fisico e psichico dei dipendenti (9,8%), i contributi per il sostegno a care giver privati (9,5%), il supporto psicologicoper dipendenti con gravi problemi familiari (7,4%), le agevolazioni per scuole e asili nidi (4,6%) e le azioni di housing e affitti a prezzi calmierati (3,2%).



Nel corso delle rilevazioni sono stati indagati i 
principali effetti che l’introduzione del welfare aziendale ha prodotto sulla dimensione organizzativa delle imprese. L’elemento che ha ricevuto un punteggio maggiore è stato quello relativo al miglioramento del clima aziendale, segnalato con un voto positivo (cioè superiore a 6 su una scala da 1 a 10) dall’86% delle aziende. Immediatamente a ridossosi trova il tema dell’incremento della produttività (80%), mentre un valore inferiore è stato indicato per i temi vicini alle HR strategy, come la capacità di retention e di attrazione di nuove risorse umane (circa il 60%). La possibilità che il welfare aziendale possa agevolare lo sviluppo della quota di lavoro femminile appare, invece, del tutto marginale (il 40% dei casi ha fornito una valutazione superiore a 6 e ben il 56% non ha saputo formulare un giudizio specifico).

L’indagine ha poi approfondito la questione relativa al contesto cuneese grazie ad una serie di interviste in profondità sostenute con referenti e responsabili di associazioni di categoria, sindacati, enti bilaterali, associazioni di professionisti, amministrazioni pubbliche e istituzioni locali.

In base alle evidenze emerse dalle interviste, risulta che il welfare aziendale è…

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