Migliorare la qualità della vita, professionale e non, dei lavoratori occupandosi degli spostamenti casa-lavoro: in che modo un piano di welfare aziendale può agevolare i dipendenti?

di Redazione Pensioni e Lavoro.it

I servizi di trasporto collettivo (casa-lavoro) sono disciplinati dall'articolo 51 comma 2d del Tuir, cui la Legge di Bilancio 2018 aggiunge il nuovo articolo d-bis:

"[2. Non concorrono a formare il reddito:]

d) le prestazioni di servizi di trasporto collettivo alla generalità o a categorie di dipendenti; anche se affidate a terzi ivi compresi gli esercenti servizi pubblici

d-bis) le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2 del medesimo articolo 12"

Secondo la nuova formulazione la legge prevede  dunque l’esclusione dal reddito di lavoro di quelle somme erogate o rimborsate alla generalità dei dipendenti (o a categorie di questi) dal datore di lavoro per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il che implica che, a partire dal 2018, le aziende potranno prevedere all'interno dei propri piani di welfare aziendale anche la possibilità di pagare o di rimborsare l'abbonamento dei propri dipendenti o di familiari a loro carico, a fronte di vantaggi fiscali (pari alla completa deducibilità dell'importo laddove il piano sia frutto di un accordo con i sindacati e pari invece al 5 per mille del totale in caso di iniziativa unilaterale). 

Queste, in particolare, le condizioni che il servizio deve possedere affinché le prestazioni possano effettivamente considerarsi irrilevanti ai fini reddituali, permettendo dunque di accedere al beneficio della deducibilità:

  • deve essere rivolto alla generalità o a intere categorie di dipendenti (il servizio non può essere cioè destinato a un unico dipendente);
  • deve essere sottoscritto un accordo sindacale (anche aziendale) o, in alternativa, essere stipulato - anche in occasione dell'accordo che introduce il piano di welfare - un  regolamento aziendale sottoscritto dal datore di lavoro e dai dipendenti interessati.

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