Pensions and Insurance

Previdenza complementare: vantaggi e deducibilità

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Il lungo viaggio fino alla pensione

La pensione sembra sempre un traguardo irraggiungibile e quando si inizia a fare i conteggi per capire l’ammontare dell’importo pensionistico i lavoratori sono spesso insoddisfatti, ma oramai è troppo tardi per intervenire.

Cosa potrebbero fare i lavoratori per evitare sorprese finali? Programmare il loro futuro pensionistico.

Un modo per farlo nasce dalla previdenza complementare, ossia il sistema basato su fondi pensione e assicurazioni private sia di carattere collettivo che individuale. Essendo complementari sono un’aggiunta alla previdenza obbligatoria e hanno lo scopo, appunto, di integrare quest’ultima dato che con il susseguirsi delle riforme e l’applicazione del sistema contributivo non possono garantire rendite pensionistiche in linea agli ultimi stipendi pensionistici.

Partiamo dall’assunto che l’adesione ad un fondo pensione è una libera scelta del lavoratore. Ma quali vantaggi potrebbe cogliere?

Innanzitutto, è bene specificare che il fondo pensione si può alimentare da diverse fonti: la quota di TFR del lavoratore, che invece di essere accantonata in azienda viene periodicamente versata al fondo scelto; la quota del contributo del datore del lavoro (se presente); ed infine dai rendimenti del fondo pensione. Questi elementi andranno a costituire la rendita, ossia il tesoretto, che andrà ad aggiungersi all’importo della previdenza obbligatoria.

Nel nostro panorama normativo sono previste tre tipologie di forme pensionistiche complementari:

  • fondi pensione negoziali, detti anche chiusi, rivolti a gruppi di lavoratori facenti parte di un determinato settore lavorativo regolati generalmente da contratti collettivi
  • fondi pensione aperti destinati a tutti i lavoratori privi di fondi pensione negoziali:
  • Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP) ossia polizze assicurative a carattere individuale con finalità previdenziali

Oltre all’idea di accantonare un importo aggiuntivo alla previdenza obbligatoria per incrementare la rendita pensionistica, l’ulteriore elemento che potrebbe portare il lavoratore su questa strada è la deducibilità che godono i contributi e i premi versati alle forme pensionistiche complementari (sia relativi a fondi negoziali sia relativi a fondi individuali).

Infatti, i contributi versati alle forme di previdenza complementare, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF, ai sensi dell'art. 10 del TUIR, per un importo non superiore a 5.164,57 euro.

Facciamo un esempio pratico per meglio comprendere la portata.

Supponiamo che il lavoratore abbia un imponibile di 31.000 Euro, applicando gli scaglioni IRPEF avrebbe un ammontare di imposte pari a 8.100 Euro annuo.

Ipotizziamo che nel corso dell’anno abbia versato 1.500 Euro al fondo pensione. A questo punto l’ammontare è totalmente deducibile perché rientra nel limite, pertanto l’ammontare su cui si andranno a calcolare le imposte non sarà più 31.000 Euro ma 29.500 Euro, con un ammontare di imposte pari a 7.530 Euro annui ed un risparmio di 570,00 Euro sulle imposte da versare.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.