Welfare

Polizze assicurative e Welfare – misure anti COVID

Luca Furfaro Luca Furfaro

Per il carattere infortunistico dato al contagio da COVID in ambito lavorativo, è interessante l'opportunità offerta dall'Agenzia delle Entrate, di far rientrare le polizze assicurative a copertura del rischio di contrarre il COVID-19 all'interno del campo di applicazione dell’articolo 51, comma 2, lettera f-quater) del TUIR

Il susseguirsi di Dpcm e di misure per contrastare la crisi economica portata dal Covid-19 pare abbiano dimenticato di trattare il welfare aziendale quale possibile misura.

Nella realtà il welfare potrebbe essere un ottimo mezzo di contrasto alla recente problematica, questo in quanto mantiene i consumi offrendo servizi utili alla collettività facendo così da volano per la produttività nazionale. Si potrebbe ampliare, o semplificare, l’offerta andando ad aiutare in tal modo i settori maggiormente colpiti (si pensi al turismo, alla ristorazione, al benessere personale ed all’estetica).

Come sempre le aziende anticipano delle possibilità andando a sfruttare il perimetro d’azione delle politiche di benessere aziendale; in tale ambito un primo intervento attuato in piena emergenza è stato quello relativo alla copertura assicurativa per il contagio da Covid-19.

Sul punto interessante, e rassicurante, l’intervento dell’Agenzia delle Entrate con la circolare 11, che nel rispondere ad una serie di quesiti affronta proprio la tematica relativa alle polizze assicurative legate all’emergenza epidemiologica.

L’Agenzia difatti richiama l’articolo 51, comma 2, lettera f-quater), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 prevede la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente dei «contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, le cui caratteristiche sono definite dall’articolo 2, comma 2, lettera d), numeri 1) e 2),del decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 27 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2010, o aventi per oggetto il rischio di gravi patologie». 

Valutando che l’Organizzazione Mondiale di Sanità, il 30 gennaio 2020, ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 una emergenza di sanità pubblica di carattere internazionale, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i premi versati dal datore di lavoro in favore della generalità o di categorie di dipendenti, a seguito della stipula di polizze a copertura del rischio di contrarre il COVID-19, possono rientrare nel campo di applicazione dell’articolo 51, comma 2, lettera f-quater), del decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e che, pertanto, non concorrono alla formazione del reddito imponibile da lavoro dipendente dei lavoratori interessati.

Un’interessante opportunità sia durante questo periodo, ancora soggetto a rischio, che in ottica futura, considerando anche il carattere infortunistico dato al contagio in occasione di lavoro.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.