Worklife Integration

Nankurunaisa

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Quante volte è capitato che salutando una persona e lamentandosi delle ovvietà della vita, questa rispondesse “se hai la salute hai tutto”.

La salute è il bene più prezioso, e mai come in questo momento dove l’emergenza sanitaria è al primo posto questa frase assume un valore assoluto.

È in questo frangente che ci si rende conto della nostra fragilità ma soprattutto quella di chi è più debole, come ad esempio chi ha già una malattia oppure è anziano e non autosufficiente.

Così tutte le energie sono rivolte a chi ha effettivamente bisogno, prodigandosi e sperando che tutto vada bene. Questo ci deve far riflettere su chi deve quotidianamente dedicarsi a questi soggetti sperando che tutto vada per il verso giusto, o come nel mantra degli antichi giapponesi “nankurunaisa” avendo fiducia che quello che deve accadere sia pieno di positività.

Chi si occupa in modo non professionale e gratuito di persone, familiari disabili o affetti da malattia cronica che abbiano necessità di cure costanti viene definito caregiver, termine di origine anglosassone che definisce esattamente “colui che si prende cura”.

Se fino a qualche anno fa questa figura non era nemmeno riconosciuta, ora è una figura di primaria importanza a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Fornendo qualche dato, in Italia secondo ricerche Istat, i caregiver sono in totale 8,5 milioni di cui la maggior parte sono gli stessi familiari del paziente e sono principalmente donne. 

La gestione di questa situazione può avere risvolti negativi anche sulla vita del caregiver stesso, infatti nel caso in cui abbia un rapporto di lavoro la gestione del familiare potrebbe costringerlo a doversi assentare maggiormente rispetto ai colleghi, oppure lo può indurre ad una situazione così stressante da portarlo al “burnout” inducendolo addirittura ad abbandonare il posto di lavoro.

Appare evidente che l’azienda possa essere d’aiuto in una situazione simile.

Il primo ambito di intervento potrebbe essere l’introduzione di misure flessibili di organizzazione del lavoro come ad esempio orari elastici affinché il caregiver possa meglio accudire il malato. Oppure prevedere delle giornate di congedo aggiuntive.

L’ulteriore lezione che ci ha insegnato il Covid19 è che, seppure con qualche incertezza, si riesce ad attivare il lavoro in modalità smart in tempi rapidi.

Quando sarà tornata la calma dopo la tempesta, le aziende potrebbero fare interventi mirati di attivazione di smartworking con questi soggetti, in questo modo garantirebbero loro la possibilità di non rinunciare al lavoro e manterrebbero in azienda validi soggetti su cui investire professionalmente.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.