Welfare

Lo Smartworker mangia?

Luca Furfaro Luca Furfaro

La recente emergenza coronavirus ha portato alla ribalta lo smartworking permettendo la sua adozione in tale periodo anche senza accordo individuale.

Questa repentina adozione ha portato le aziende a confrontarsi con tematiche sottovalutate o non prese in considerazione quali: le richieste di permessi per assistenza ai familiari disabili, le modalità tecniche per la connessione remota, le norme disciplinari specifiche e la gestione dei benefit.

In particolare spesso viene chiesto se benefici accessori quali i buoni pasto debbano essere comunque riconosciuti al lavoratore anche se l’attività viene svolta in modalità agile.

In merito ai buoni pasto, la norma che li va a regolamentare è Il Decreto numero 122 del 7 giugno 2017 che li definisce come un servizio sostitutivo di mensa aziendale.

I buoni pasto, quindi, possono essere forniti a tutti quei lavoratori dipendenti, a tempo pieno, parziale che non hanno a disposizione una mensa aziendale, le modalità operative per la concessione possono essere demandate ad un regolamento aziendale che definisca la loro “maturazione”.

Tali buoni, salve eventuali indicazioni dei CCNL applicati in azienda, sono quindi demandati all'iniziativa del datore di lavoro; ma cosa avviene nel caso in cui il lavoratore utilizzi la modalità di lavoro agile?

Normalmente tale aspetto è da regolamentare nell’accordo individuale nel quale si potrà decidere di non concedere tal servizio aggiuntivo a fronte del risparmio attuato con la modalità di lavoro agile. Per l’emergenza Coronavirus è stata derogata la necessità dell’accordo e questo potrebbe mettere le aziende di fronte a dubbi interpretativi.

La legge del 22 maggio 2017 numero 81, che disciplina il lavoro agile, prevede che non vi sia discriminazione rispetto ai lavoratori impegnati in azienda; questo farebbe presupporre che, senza ulteriori indicazioni, il buono debba comunque essere concesso in quanto il lavoratore non fruisce del servizio di mensa.

Operativamente è possibile disciplinare, anche a livello collettivo quella che è la gestione del buono nel caso di modalità di lavoro agile, prevedendo magari che un eventuale risparmio vada ad essere utilizzato o per incrementare l’aspetto tecnologico necessario per il lavoro agile, oppure per creare un fondo che, soprattutto in questo periodo di emergenza, possa fornire servizi di utilità collettiva ai lavoratori (es. baby-sitting per dipendenti con figli).

Ai fini dell’erogazione dei buoni pasto rimangono valide anche per i lavoratori in modalità agile le soglie di esenzione previste di € 4,00 giornalieri per i buoni pasto cartacei e di € 8,00 per i buoni pasto concessi in modalità elettronica.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.