Welfare

L’energia, positiva, è contagiosa

Francesca Zucconi Francesca Zucconi
Pensieri, ansia, stress, inquietudine, tensione.
Tanti nomi diversi che hanno in comune una cosa: la preoccupazione.

Ogni persona quando è turbato da qualcosa tende a focalizzare le sue energie su quell’unico pensiero, figuriamoci se a risentirne è il lavoratore che vive nel suo ambiente di lavoro una situazione di non benessere.

I lavoratori passano la maggior parte della loro giornata (e della vita) nel luogo di lavoro, svolgendo attività che richiedono concentrazione, vengono generate paure e ansie legate alle scadenze, alle consegne dei lavori e a volte anche malumori generati da un ambiente non positivo.

Questa negatività incide, indiscutibilmente, sotto due aspetti: il primo sulla sfera lavorativa, il secondo su quella personale.

Il lavoratore difficilmente sarà in grado di lavorare bene ed essere efficiente e produttivo se ha un elevato livello di stress, al contempo ne risentirà anche la sua sfera personale portando il “lavoro” a casa.

È un fatto “chimico”. Il cervello, infatti, risponde agli stimoli esterni attraverso specifiche modalità: quando si prova paura o stress generato anche da una pura insoddisfazione lavorativa si perde la capacità di accedere alle funzioni cerebrali più evolute, la risposta che verrà data sarà solo legata a riflessi e istinti. Questo meccanismo produce ormoni, come cortisolo e adrenalina, che possono avere effetti negativi sulla nostra salute se permangono in circolo a lungo.

Non solo: parecchi incidenti sul posto di lavoro possono essere attribuiti allo stress.

Il potere di cambiare qualcosa in una situazione del genere è nelle mani in primo luogo del datore di lavoro ma anche il lavoratore può giocare un ruolo importante.

La premessa, ovvia, ma indispensabile è che il datore di lavoro può fornire alcuni strumenti e mettere in atto alcuni cambiamenti per facilitare e rendere migliore la vita dei suoi lavoratori all’interno dell’azienda, ma se manca la volontà da parte del lavoratore, di cambiare il suo atteggiamento e il suo stato d’animo a poco saranno serviti gli sforzi del datore di lavoro.

Le parti devono agire in sinergia per arrivare ad uno scopo comune, anche perché portare benessere in azienda è sicuramente un investimento.

Si deve diminuire la produzione di cortisolo e adrenalina con la produzione di quegli ormoni relativi alla sfera della calma e del benessere psicofisico, introducendo una cultura della positività e della gratificazione. È un vero e proprio cambio di mentalità: è l’attitudine a pensare in modo positivo.

Trasformare un circolo vizioso in un circolo virtuoso. Cogliere il lato positivo dove si noterebbe solo negatività. Mutare problemi in opportunità.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.