People Management

Le quattro stagioni dello smart working

“Nonostante tutto ciò che siamo stati in grado di ottenere mentre eravamo separati, la verità è che è mancato qualcosa di essenziale nell’ultimo anno: l’un l’altro. Le videoconferenze hanno ridotto la distanza tra noi, certo, ma ci sono cose che semplicemente non si possono replicare”.

Questo uno stralcio della comunicazione che Tim Cook, CEO di Apple ha inviato ai dipendenti annunciando il cambio di regole nella gestione dello smart working a partire dalla fine dell’estate.

L’idea è di far rientrare in ufficio almeno tre giorni a settimana lasciando la possibilità per i restanti due di lavorare all’esterno dell’azienda. Altra concessione la possibilità di lavorare da remoto fino a due settimane all’anno.

Cambio di rotta quindi, anche se a tutti gli effetti Apple è sempre stata la più tradizionalista in tema smart working rispetto agli altri giganti della tecnologia: Google ha annunciato che parte della forza lavoro potrà lavorare perennemente da remoto e addirittura Mark Zuckerberg di Facebook ha annunciato che il lavoro da remoto “è il futuro”.

Interessante questa diversa veduta della situazione smart working, che apre a una sottile riflessione.

Tralasciando come sia stato impostato lo smart working nel periodo emergenziale tanto dalle grandi quanto dalle piccole aziende, c’è stato davvero un momento in cui si è pensato che lavorare all’esterno dell’azienda fosse la soluzione a tutti i “mali”: dal traffico alla nuova disposizione e utilizzo degli uffici, al maggior tempo a disposizione. Questa impennata di entusiasmo si è però frenata e ha lasciato spazio a riflessioni quali il diritto alla disconnessione e all’isolamento dei lavoratori.

Forse questo andamento altalenante è semplicemente dovuto davvero all’impatto emergenziale: pensiamo, infatti, al fatto che i lavoratori costretti a casa a lavorare non avessero nemmeno l’opportunità di vivere una vera vita al di fuori dell’ambito lavorativo, facendo diventare quest’ultimo quasi come l’unico momento di “libertà” e socialità.

Allora, forse, dovremmo dare il giusto periodo di prova allo smart working classico per capirne il vero potenziale prima di decidere se la strada corretta è rientrare in massa in ufficio o meno.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.