Pensions and Insurance

La previdenza complementare come forma di welfare

La previdenza per giovani e non giovani

L’inizio di dicembre presuppone l’arrivo di una serie di ricorrenze: dall’albero di Natale ai cenoni (a distanza), ma anche l’arrivo della legge di bilancio con importanti misure in campo lavorativo.

Sul campo del welfare si parla molto di modifiche alle possibilità di accesso alla pensione, fonte di sostegno per chi, per motivi di età, non può più svolgere l’attività con la medesima energia utilizzata durante la carriera lavorativa. Tali possibilità di accesso “agevolato”, che dovranno essere confermate, portano in ogni caso ad un taglio sull’importo delle prestazioni pensionistiche.

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Questo argomento ci pone di fronte a due ragionamenti che possiamo legare alle dinamiche di gestione aziendale delle risorse umane e di welfare. In primis occorre riconoscere la funzione del personale a riposo come modalità di welfare familiare e di supporto alla famiglia; il c.d. welfare dei nonni può divenire un importante aiuto nei meccanismi di conciliazione famiglia lavoro. Dall’altro lato, in questo patto generazionale, l’attività produttiva dei soggetti in forza deve ristorare le casse degli istituti per garantire i pagamenti pensionistici. In questo generale confronto generazionale occorre comprendere l’importanza del personale in uscita, pregno di esperienza e memoria storica, e dall’altro lato la necessaria foga giovanile nel raggiungimento di obiettivi sempre superiori. Occorre quindi creare una staffetta generazionale che faccia leva sulle vicendevoli caratteristiche in un mentoring reciproco.

Altro aspetto da affrontare è legato alla possibilità di destinare alla previdenza complementare le somme concesse come credito welfare, una modalità di gestione del credito che guarda al futuro ed al mantenimento del livello reddituale anche al termine della carriera lavorativa.

I Millennials e la cosiddetta Generazione Z si stanno sempre più convincendo, complice anche una maggiore informazione, che la loro pensione potrà essere sostenibile solo mediante forme di previdenza privata e con una pianificazione a lungo termine che diminuisca anche le ansie sul futuro.

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La previdenza complementare si basa su un sistema di forme pensionistiche incaricate di raccogliere il risparmio previdenziale garantendo al termine della vita lavorativa una pensione integrativa.

La posizione previdenziale complementare verrà creata dai contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro alla forma pensionistica scelta che poi gestirà tali somme, secondo i profili di rischio, attraverso l'investimento sui mercati finanziari dei contributi stessi. 

I contributi versati alle forme di previdenza complementare annualmente dal datore di lavoro e dal lavoratore sono deducibili dal reddito complessivo fino a un limite di 5.164,57 euro.

Guardare al futuro può quindi essere una forma di welfare anche verso le future generazioni.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.