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La coppa Cobram

Luca Furfaro Luca Furfaro

Lo sport è normalmente uno dei migliori modi per integrare, per rendere partecipi e per creare un sano spirito di appartenenza aziendale.

Spesso nelle attività di welfare un ruolo marginale è stato rivestito dalle attività sportive, ed in molti casi vi è stata una generalizzazione e semplificazione di quello che può essere l’ambito di tali attività.

Dal lockdown ci ritroviamo tutti più abili nella panificazione ma, a quanto sembra anche più sportivi. Difatti secondo un’indagine commissionata da Asics chi era uno sportivo abituale dopo mesi di astinenza o di attività limitata, ne è uscito con maggiore determinazione, inoltre chi non faceva sport ha capito che l’attività fisica è una straordinaria medicina anche per superare le situazioni psicologiche difficili.

Siamo quindi di fronte ad una nuova consapevolezza verso lo sport come attività che ha risvolti sul corpo ma anche sulla mente delle persone (Mens Sana In Corpore Sano), e che di conseguenza può essere un interessante strumento all’interno delle dinamiche aziendali.

Le aziende non devono limitarsi a vedere il welfare aziendale legato allo sport come “un abbonamento alla palestra”, ma possono invece essere studiati interventi per incentivare la promozione della salute e del benessere psico-fisico.

Lo sport può porsi come uno strumento utile nella ridefinizione dei processi educativi, all’incentivazione al lavoro di squadra ed al sostegno alle pratiche d’inclusione e come contrasto alle discriminazione. In questi ambiti lo sport assume una valenza strumentale a politiche innovative di gestione dell’ambiente aziendale.

Migliorare la salute, il clima aziendale e la possibilità di integrazione… sì, perché lo sport è normalmente uno dei migliori modi per integrare, per rendere partecipi e per creare un sano spirito di appartenenza aziendale.

Per i più nostalgici potrebbe venire alla mente la famosa coppa Cobram di Fantozzi, ma più recentemente l’applicazione della gamification ad attività legate alla vita in movimento è vista come dinamica di well-being.

Le aziende potranno quindi organizzare tornei aziendali, piccoli corsi di yoga, camminate o tante altre attività che stimolino il fisico migliorando il clima aziendale. Potranno premiare il dipendente più sportivo o quello che ha percorso più km o quello che ha avuto la migliore evoluzione. Tali attività possono affiancarsi alla possibilità di concedere ai dipendenti le prestazioni legate al tempo libero previste dall’articolo 100 del tuir (abbonamenti a palestra, corsi di danza etc..).

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.