Tutto sulla Previdenza Complementare

Luca Furfaro | 29/01/2019
Tutto sulla Previdenza Complementare

Scopri tutto sulla Previdenza Complementare: cos’è, a cosa serve e quali sono i vantaggi e le deduzioni fiscali di cui può beneficiare il dipendente che si costruisce una pensione integrativa.

Parlando di welfare non possiamo tralasciare una fase molto importante della vita del lavoratore, quella che si svolge dopo l’attività lavorativa.  In questo caso intendiamo parlare del lavoratore che si ritira dal lavoro per il raggiungimento dei requisiti pensionistici. Concetto importante, del quale è bene quindi conoscere appieno il significato, è quello della previdenza complementare.

La previdenza complementare ha il compito di “completare” quella obbligatoria; si aggiunge quindi alla pensione obbligatoria (Inps o altra gestione) e non la sostituisce.

Il sistema della previdenza complementare si basa sulla creazione di un conto individuale finanziato a capitalizzazione con i versamenti dell’iscritto. Tali fondi vengono poi investiti nel mercato finanziario dal gestore scelto, con modalità più o meno rischiose a seconda delle scelte, producendo nel tempo rendimenti variabili a seconda dell’andamento del mercato.

Esiste una commissione di vigilanza (Covip) alla quale spetta il compito garantire trasparenza e correttezza da parte dei fondi di previdenza complementare.

Il finanziamento della previdenza complementare potrà avvenire attraverso il versamento di contributi a carico del lavoratore e del datore di lavoro ovvero tramite il conferimento del TFR maturando come previsto dall’art. 8 D.Lgs. 252/2005.

Il lavoratore iscritto ad un fondo di previdenza complementare può determinare liberamente la percentuale di contribuzione a proprio carico, stessa cosa per il datore di lavoro che decide liberamente di riconoscere il versamento. Per quanto invece riguarda i fondi di previdenza complementare previsti a livello di contratto collettivo ovvero a livello di accordo aziendale le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore sono fissati dai contratti e dagli accordi collettivi medesimi.

Dal punto di vista fiscale risultano deducibili dal reddito imponibile i contributi versati alle forme pensionistiche complementari di cui al D.Lgs. 252/2005, alle condizioni e nei limiti previsti dall'art. 8 del medesimo decreto come previsto dall'articolo 10 del TUIR. Il limite della deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare è pari a euro 5.164,57, sia per quanto riguarda la contribuzione del lavoratore che del datore di lavoro.
Al pensionamento all'iscritto sarà liquidata una rendita aggiuntiva alla pensione costituita dai contributi versati, comprensiva dei risultati di gestione.

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Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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