People Management Welfare

Il welfare non è retribuzione

Luca Furfaro Luca Furfaro

Interessante possibilità per le aziende: adottare un piano welfare a carattere premiale ed incentivante per l’accrescimento della motivazione dei propri dipendenti.

L’affermazione che il welfare aziendale non è retribuzione nasce dal concetto normativo di retribuzione, e ci è utile per determinare il regime fiscale di vantaggio per le prestazioni.

Con risoluzione n. 55/E/2020, l’Agenzia delle entrate ritorna a parlare della determinazione del reddito di lavoro dipendente e delle relative esclusioni dalla tassazione, con lo scopo di fornire ulteriori chiarimenti in riferimento all’ambito applicativo dell’art. 51, commi 1, 2, 3 e 4 T.U.I.R.; in particolare sulla possibilità di adottare un piano welfare a carattere premiale ed incentivante per l’accrescimento della motivazione dei propri dipendenti ed il relativo trattamento fiscale dei benefit.

L’Agenzia nella sua risposta sottolinea il concetto secondo cui per i benefit che rispondono a finalità retributive, non può essere applicato il regime di totale o parziale esenzione.

Mentre, in conformità con la portata dei commi 2 e 3 dell’articolo 51 in esame, si ritengono escluse dalla formazione del reddito di lavoro dipendente tutte le utilità anche a carattere premiale legate al raggiungimento di uno specifico obiettivo economico di fatturato, dettagliatamente specificate nei regolamenti aziendali di welfare.

La risoluzione ci offre lo spunto per dare un’elencazione delle possibilità che vengono fatte rientrare nel regime di applicazione dell’articolo 51, comma 2:

  • l’acquisto di abbonamenti di trasporto pubblico, anche se relativi ai familiari fiscalmente a carico (lettera d-bis);
  • utilità aventi finalità ricreative, in particolare “Cinema”, “Musei”, “Palestre”, “Parchi divertimento”, “Abbonamenti a riviste”, nonché le “Soluzioni di viaggio e cofanetti”, nella sola ipotesi in cui al dipendente venga riconosciuta la possibilità di aderire o non all'offerta proposta dal datore di lavoro, senza pertanto poter pattuire altri aspetti relativi alla fruizione dell'opera e/o del servizio, fatto salvo il momento di utilizzo del benefit che potrà essere concordato (lettera f);
  • Servizi di “Benessere", "Cura alla persona" e i "Corsi di formazione" aventi finalità educative e/o formative organizzati da strutture qualificate. Per tali categorie è necessario che i benefit siano riconducibili a una finalità ricreativa e/o di svago, ovvero a finalità educative e di istruzione (lettera f);
  • servizi sanitari per dipendenti e i loro familiari (come Check-up e Carte UBI MyCare);
  • “le rette di iscrizione e frequenza materna dal nido all’università”, i “Master universitari”; i “Libri scolastici”; la “Mensa scolastica”; le “Gite scolastiche”; lo “Scuolabus”; la “Babisitting”, i “Campi estivi” (lettera f-bis), “l’assistenza di familiari anziani o non autosufficienti” (lettera f-ter)e anche i voucher per “food”, “benzina” e “shopping”, se non superano il valore di 258,23 euro (comma 3) raddoppiato dal Decreto Agosto.

L’Agenzia delle entrate mette in risalto la corretta interpretazione della disciplina dei benefit che possono essere offerti a categorie di dipendenti nell’ambito di un Piano di welfare aziendale. Viene precisato inoltre che, in considerazione dell’obbligatorietà e del vincolo di erogazione dei benefit previsti nel Piano welfare, i relativi costi sostenuti dall’azienda devono ritenersi deducibili come spese per prestazioni di lavoro ai sensi dell’articolo 95 del TUIR.

La risoluzione in sostanza conferma e riassume quella che è l’indicazione normativa: il welfare ha una funzione di utilità generalizzata e non finalità retributive.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.