People Management

Il welfare di domani

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Mettere la persona al centro è elemento imprescindibile dal "fare welfare". La leva economica non è più la strategia vincente da utilizzare per l'"engagement" e non basta per trattenere i talenti in azienda.

Nel corso degli anni il welfare ha preso sempre più piede all’interno delle aziende che l’hanno valutato come un mezzo per incrementare la loro produttività e al tempo stesso aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori oltre al loro benessere nel senso più ampio del termine.

Notoriamente molte aziende erano legate all’erogazione del premio di produzione, diventato poi di risultato, elemento economico aggiuntivo strettamente legato a un buon andamento dell’azienda.

Ma sebbene qualche soldino in più in tasca non venga mai disprezzato c’è sempre da fare i conti con la tassazione. Per ovviare a questo impatto negativo la legge di Stabilità 2016 ha reintrodotto la tassazione al 10% dei premi di risultato purché queste somme fossero erogate in esecuzione di contratti e strettamente connesse ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione.

Vi è un’ulteriore strada percorribile: l’erogazione attraverso la conversione del premio in welfare aziendale, ovviamente per convertire il premio in beni e servizi di cui occorre espressa previsione all’interno del contratto che disciplina l’introduzione del premio stesso e la scelta di aderire a questa opzione deve essere del lavoratore.

Ma in una situazione come quella attuale molte aziende quest’anno si troveranno nella situazione di non aver raggiunto i parametri espressamente richiamati nell’accordo di erogazione del premio di risultato e conseguentemente non poter erogare nulla ai loro dipendenti.

Siamo sicuri che prevedere una mera erogazione economica, seppur detassata, sia la strada da percorre in futuro?

In parte ci risponde la tendenza dei rinnovi contrattuali. Negli ultimi anni, infatti, i contratti collettivi non puntano più al mero aumento dei minimi tabellari ma prevedono sempre più spesso l’inserimento di una quota in welfare a favore dei lavoratori aumentando comunque il loro potere di acquisto.

La mera leva economica non funziona più e non è nemmeno più un incentivo per attirare o trattenere un lavoratore all’interno dell’azienda: ci potrà sempre essere la lotta al rialzo, ma la valutazione di un dipendente è ormai globale.

Infatti, il sentirsi apprezzato, la risposta ai suoi bisogni, prevedere ed aiutarlo nelle necessità sono elementi che possono trovare un riscontro estremamente positivo nel welfare ad un costo decisamente contenuto.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.