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Il welfare aziendale costa

Luca Furfaro Luca Furfaro

Il miglioramento del clima aziendale può essere visto come un aspetto poco concreto ma, in realtà, è la base sulla quale si muovono aspetti tangibili come l’assenteismo, il turnover e la produttività.

Il Welfare Aziendale viene spesso scambiato come una modalità per la diminuzione dei costi legata alle esenzioni fiscali; in realtà non è così. La riduzione dei costi viene a concretizzarsi per lo sviluppo di altri aspetti che non sono collegati a tematiche di carattere fiscale.

In un mondo in cui si lavora con slogan semplici, “il Welfare aziendale costa” vuole essere una provocazione per fare comprendere che lo stesso, in particolare parlando di welfare aziendale on top, va comunque ad aumentare i costi legati al personale dipendente.

Quando parliamo di Welfare on top intendiamo le prestazioni di Welfare Aziendale che si aggiungono alla normale retribuzione. Come tali è ovvio che le stesse costituiscono un nuovo costo per l’azienda, ma come detto più volte deve essere visto come un investimento sul personale dipendente e sul miglioramento del clima aziendale. Tali risultati sono di difficile realizzazione attraverso la retribuzione, quindi potremmo affermare che “il Welfare Aziendale costa meno della retribuzione”.

Il miglioramento del clima aziendale può essere visto come un aspetto poco concreto ma, in realtà, è la base sulla quale si muovono aspetti tangibili come l’assenteismo, il turnover e la produttività.

Un miglior clima aziendale infatti riesce a diminuire fattori critici per il costo del lavoro: tra questi il primo che può avere un miglioramento è quello legato all’assenteismo. Tematica molto complessa e che può provocare in alcune aziende anche difficoltà gestionali; si pensi alle assenze strategiche, o a quelle prolungate che possono portare a insoddisfazione nel personale presente ed ad una minore produttività ma con aumento del costo del lavoro legato alla sostituzione.

Altro ambito molto interessante da analizzare è quello legato al turnover aziendale, che ha un grande impatto in termini di costi legati a formazione, sostituzione e selezione del personale; costi che molte volte vengono sottovalutati.

Per comprendere appieno il vantaggio del Welfare Aziendale è quindi bene portare a galla tali problematiche e misurare il loro impatto, creando dei KPI che analizzino la situazione e che misurino il miglioramento.

Insomma, se è vero che” il Welfare Aziendale costa”, dovremmo anche completare l’affermazione dicendo che “il Welfare Aziendale costa ma rende”. Naturalmente lo stesso deve essere fatto nel modo giusto, allora rendendo più complesso il nostro slogan potremmo dire che “il Welfare Aziendale costa, meno della retribuzione, ma rende di più se fatto nel modo giusto”.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.