People Management

Il lavoro non è solo un dovere

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

L’articolo 4 della nostra Costituzione, al primo comma, recita che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Dobbiamo quindi partire dal presupposto che effettivamente, e fortunatamente, il lavoro sia un diritto per ogni individuo, ma allo stesso tempo anche un dovere per il lavoratore.

Dovere di eseguire al meglio la propria mansione, qualunque essa sia; di essere puntuale e preciso, di mantenere i segreti aziendali e non divulgarli ed anche di fedeltà verso il proprio datore di lavoro, questi solo per citarne alcuni. Ma elencati così, unitamente ai principi costituzionali, il rapporto di lavoro diventa asettico, privo di qualsiasi sentimento.

Lo so, qualcuno potrebbe rinfacciare la mia visione romantica del rapporto di lavoro. Ma in fin dei conti il rapporto di lavoro è pur sempre un rapporto tra più persone: ricordiamoci che il contratto altro non è che l’incontro della volontà di almeno due parti, che dalla firma il datore di lavoro e il lavoratore si legano per affrontare insieme un percorso costellato sicuramente da alti e bassi, proprio come in qualsiasi altro rapporto.

Perciò, se adottiamo questa visione romantica le parti devono cercare di far funzionare il rapporto nel migliore dei modi perché si sa che un rapporto male oliato tende a sgretolarsi. Così il lavoro non è solo un mero dovere e il datore di lavoro non deve dar per scontato che un lavoro fatto bene sia solo “quello che doveva fare”.

Riconoscere al lavoratore di aver lavorato bene non è scontato e può avere ripercussioni molto positive sull’atteggiamento del lavoratore stesso che si sente apprezzato per quello che fa ed allo stesso tempo sarà sempre più invogliato a dare il massimo aumentando anche la produttività.

Accrescere la stima all’interno del rapporto di lavoro è un elemento chiave perché il rapporto sia solido e duraturo; è un elemento che diventa tipico e di connessione tra datore di lavoro e lavoratore.

Un dipendente che si sente apprezzato e vive bene all’interno dell’azienda, intendendo un senso di appartenenza e benessere di cui più volte abbiamo parlato non avrà la tentazione di guardare cosa offre il mercato anche perché è conscio che gli sforzi vengono apprezzati e ripagati. Così si fidelizzano le persone e si prova ad eliminare il turnover, danno collaterale del mancato benessere in azienda.

Un lavoratore che viene solo considerato un “numero”, uno che deve fare il suo dovere, non avrà remore a guardare al di fuori dell’azienda e provare a cambiare per cercare qualcosa di meglio, perché in fin dei conti a nessuno piace stare in un rapporto se non viene apprezzato.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.