People Management

Il buon senso delle imprese

Luca Furfaro Luca Furfaro

Se abbiamo la possibilità di cambiare, perché non farlo in meglio?

Gli operatori del settore delle risorse umane, i Consulenti del Lavoro, i professionisti, le aziende ed anche i singoli dipendenti e cittadini sono in attesa di quello che è stato definito “Decreto Rilancio”, una manovra da 55 miliardi di euro annunciata ben prima della sua uscita in Gazzetta Ufficiale (ad oggi non ancora avvenuta).

Gli ammortizzatori sociali, gli incentivi ed anche le misure legate alla liquidità sono e saranno sicuramente importanti in questa fase di ripresa; più volte, anche attraverso questi mezzi, sono state affrontate le tematiche legate alla ripartenza ed alla possibilità di vedere questa crisi come un’opportunità per cambiare la propria organizzazione.

Se abbiamo parlato di diverse misure e della loro rilevanza ai fini fiscali e previdenziali, dobbiamo tuttavia soffermarci su quello che potrà essere una modalità per effettuare una rivisitazione aziendale, ovvero l’introduzione di un codice etico. Se, come abbiamo detto, abbiamo la possibilità di cambiare, perché non farlo in meglio?

E’ ovvio, ed in alcune realtà già riscontrato, che vi è la possibilità che nulla cambi, che questa esperienza non ci insegni nulla né sulla gestione delle risorse umane e neppure su quella aziendale.

Potremmo invece utilizzare questo pretesto per inserire all’interno delle nostre organizzazioni un codice etico. Il codice etico aziendale è un documento che può essere redatto su base volontaria e che va a definire una serie di regole etiche e sociali al quale gli esponenti aziendali si devono attenere.

Definire delle regole però non deve essere un atto calato dall’alto, poiché come già detto in altri interventi è necessaria la condivisione con il territorio, con le persone e con altre organizzazioni. Possiamo quindi andare a definire delle linee guida sulle quali imbastire un codice o un manifesto per il lavoro etico del futuro:

  • Welfare e persone, definizione dell’idea di benessere in azienda.
  • Territorio, inteso come strutture e stakeholder connessi o vicini.
  • Ambiente, impatto dell’attività sull’ambiente
  • Innovazione, gestione dell’innovazione e consapevolezza nell’uso della stessa.
  • Diversità, valorizzazione delle diverse provenienze e situazioni personali.
  • Sostenibilità, gestione dell’organizzazione in maniera totalmente sostenibile
  • Formazione e ricerca, gestione dello sviluppo del capitale umane.

Queste possono essere semplici indicazioni di carattere generale che indicano molti argomenti, tra i quali assume centralità il ruolo del welfare nella sua definizione più generale quale connettore delle diverse misure. Un lavoro che deve comunque essere oggetto di condivisione e che può prendere le fila da o per un manifesto condiviso che definisca nuovi obiettivi etici per il lavoro del futuro.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.