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Ferie solidali: cosa sono e in cosa consistono?

Dove nascono le ferie solidali e come sono disciplinate in Italia

Francia, Legge 9 maggio 2014, n. 459, comunemente denominata “Loi Mathys”.

Questa Legge nasce dalla storia triste del piccolo Mathys al quale viene diagnosticato un tumore al fegato, il padre lavoratore in uno stabilimento della Loira si assenta per assistere il figlio per tutto il periodo a sua disposizione, finché l’Azienda non gli comunica di non aver più diritto ad assentarsi.

Ma la malattia progrediva e il figlio necessitava ancora di cure. I colleghi del padre di Mathys, al corrente della situazione chiesero al datore di lavoro la possibilità di cedere parte delle proprie ferie e permessi: autorizzata questa richiesta il padre di Mathys poté stare al fianco del proprio figlio per altri 170 giorni.

Una simile storia di solidarietà non poteva rimanere isolata e proprio per questo si istituì una legge ad hoc. Il bell’esempio viene adottato anche nel nostro ordinamento. Infatti l’articolo 24, D.Lgs. 151/2015, il c.d. Decreto Semplificazioni, di attuazione del Jobs Act, ha introdotto l’istituto dei riposi e delle ferie solidali: “Fermi restando i diritti di cui al decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, i lavoratori possono cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie da loro maturati ai lavoratori dipendenti dallo stesso datore di lavoro, al fine di consentire a questi ultimi di assistere i figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti, nella misura, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale applicabili al rapporto di lavoro”.

Dobbiamo fare alcune precisazioni. Innanzitutto, partendo dall’articolo 36 della Costituzione e dal D.Lgs. 66/2003, è possibile cedere solo le ferie eccedenti le 4 settimane annuali che sono il diritto di fruizione di ogni lavoratore e allo stesso modo solo i riposi eccedenti i periodi minimi stabiliti dalla Legge.

Dettati i contorni della norma viene poi lasciata libertà alla contrattazione collettiva le modalità di definizione delle misure, delle condizioni e delle modalità di accesso e fruizione di tale istituto. A norma dell’articolo 51, D.Lgs. 81/2015, il richiamo legislativo alla contrattazione collettiva fa riferimento tanto alla contrattazione collettiva nazionale, quanto ai contratti territoriali o aziendali.

L’unico vincolo che permane è l’utilizzo di tale istituto solo per i figli minori, si spera in una prossima estensione anche all’assistenza del coniuge o dei figli non minorenni.

Alcuni CCNL si sono adeguati rispetto a questa normativa, come ad esempio del Chimica industria con l’accordo siglato in data 15 ottobre 2015 oppure con l’accordo del 2018 Metalmeccanica industria; il CCNL Sanità invece ha istituito una vera e propria banca ore con la previsione che sia il lavoratore beneficiario ad avviare la procedura, supportata da adeguata certificazione sanitaria sullo stato di salute del figlio minore, affidando poi al datore di lavoro l’onere di darne idonea informazione a tutto il personale e garantendo l’anonimato del soggetto beneficiario.

Questi solo alcuni esempi dei CCNL che si sono adeguati, ma la particolarità dell’istituto nasce dalla possibilità di sottoscriverlo all’interno di un apposito accordo aziendale creato ad hoc secondo le esigenze aziendali e soprattutto poter sopperire anche a quei settori in cui il contratto collettivo non si è ancora adeguato.

Possiamo far rientrare questo aspetto nel welfare aziendale?

Certamente si, dato la responsabilizzazione dei lavoratori, della solidarietà tra loro e dall’instaurazione di un clima aziendale positivo nel quale poter coniugare le esigenze di vita / lavoro.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.