People Management

Fatto il lavoro agile bisogna fare i lavoratori agili

Parafrasando la frase attribuita a Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia, si facciano gli italiani”, possiamo dire che questo periodo pandemico ci ha dato una grande opportunità per accelerare in un processo di modernizzazione delle organizzazioni.

Non possiamo però pensare di essere già giunti a destinazione, quello visto fin ora non è un vero lavoro agile e ancor meno un lavoro smart. Siamo quindi ad un bivio: forzare rovinosamente di tornare indietro oppure modificare definitivamente la modalità di lavorare.

Questo ragionamento deve però essere supportato concretamente da azioni che rendano produttivo e funzionale l’utilizzo del lavoro agile, per questo occorre che i lavoratori e le organizzazioni divengano realmente pronte a questo passaggio.

Dal punto di vista normativo abbiamo già una legge moderna e flessibile (Legge 81/2017) che può essere anzi rafforzata nella sua flessibilità con piccoli interventi chiarificatori e con semplificazioni amministrative.

Su questo punto vi è però un grande rischio: l’iperlegificazione; sono infatti in discussione molte proposte di legge che stanno passando al vaglio della commissione lavoro. Questi interventi potrebbero imbrigliare o ghettizzare i lavoratori agili.

Seppure l’intento sia nobile, ridurre i contributi per i lavoratori agili potrebbe portare ad utilizzare tale modalità solo per un risparmio contributivo e non con i già premianti intenti di maggiore produttività e conciliazione famiglia lavoro che dovrebbero premiare ambedue le parti.

Vi è inoltre un altro rischio, quello di rendere rigida una normativa che deve necessariamente adattarsi alle diverse realtà aziendali.

Se vogliamo quindi essere propositivi verso il lavoro agile occorre incentivare, attraverso meccanismi già in parte attuati, l’utilizzo della formazione per i lavoratori e la digitalizzazione delle imprese, questo per rendere lavoratori e manager pronti alla nuova sfida e per rendere le aziende maggiormente competitive su un mercato globale.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.