People Management

Fake Smart Working

Panoramica di un lavoro agile poco smart

Molti esperti del settore ripetono come un mantra: “questo non è smart working”.

Ed infatti è così, come ripetuto più volte, ci troviamo di fronte ad un lavoro che di agile e smart ha veramente poco e che, anche dal punto di vista normativo, deroga al suo principio cardine di bilateralità.

Non è quindi strano se in questa situazione molti offrono una propria visione unilaterale del fenomeno coniugandolo come meglio si confà ai loro orientamenti.

Da una parte lo Stato esaspera la funzione di conciliazione famiglia lavoro, confondendo necessità di coniugare diverse esigenze con una sovrapposizione dei tempi personali e lavorativi, e concedendo lavoro agile come soluzione alla didattica a distanza.

Soluzione che ha poi del paradossale nelle priorità e necessità, di essere alternativa rispetto ai congedi retribuiti, non dando ufficialmente possibilità di scelta ma permettendo di accedere ai permessi solo nell’impossibilità di svolgere l’attività in modalità agile.

Appare quindi un equilibrio instabile tra diritto del lavoratore, dovere del datore di cercare la migliore soluzione, ma impossibilità di poter procedere in maniera ragionata attraverso l’istituto più adatto.

L’impossibilità di svolgere il lavoro agile in alcuni casi potrà essere contestato dal lavoratore che intende invece utilizzare quella modalità, mentre in altre potrebbe essere auspicato per poter accedere ai congedi che potranno realmente dare la possibilità di occuparsi della famiglia.

Ulteriore concezione di tipo Statale con visione personale è legata alla Pubblica amministrazione, che ha avuto due differenti approcci tra il precedente e l’attuale Ministro della Funzione Pubblica.

Altra visione è quella sindacale, che ha in alcuni casi sottolineato l’impossibilità di disconnessione ed uno stress eccessivo per il lavoratore, puntando quindi su iper regolamentazione e su centralizzazione nel contratto collettivo dei diritti per il lavoratore. Fase anche questa determinata dal nostro fake-smart working.

A queste ottiche si aggiunge anche quella datoriale, che in alcuni casi vede il ricorso al lavoro agile come una modalità per sfuggire ad una logica fordista di controllo orario dell’attività.

Il periodo quindi ci ha regalato diverse visioni, ma ripetiamolo “questo non è smart working”, occorre quindi tornare alle fondamenta della visione agile del lavoro con l’incontro degli interessi del datore di lavoro (produttività) e del lavoratore (conciliazione).

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.