Lavoratore Welfare Worklife Integration

Due cuori, una capanna e lo smartworking

Luca Furfaro Luca Furfaro

la situazione di emergenza sta evidenziando grandi incertezze che hanno sullo stesso effetti negativi.

Il benessere del personale dipendente è componente fondamentale per la produttività dello stesso nel lungo periodo; la situazione di emergenza sta evidenziando grandi incertezze che hanno sullo stesso effetti negativi.

Il nuovo lockdown impone, con differenti modalità, un ritorno entro le mura domestiche per svolgere anche l’attività lavorativa. Vengono nuovamente bloccati i nostri spostamenti ma occorre fare attenzione a non risentirne a livello psicologico. Il primo lockdown ci ha insegnato che questa forzata “chiusura” può creare difficoltà nel ritorno alla normalità: la cd. Sindrome della Capanna.

La Sindrome della Capanna o Sindrome del Prigioniero, si riferisce ad uno stato di smarrimento ed implica la voglia di continuare a rimanere al sicuro nel proprio rifugio. L’abitazione, utilizzata anche per il lavoro in “simil” smartworking diviene un luogo sicuro, mentre lo spostamento o il ritorno al lavoro mette ansia ed incute timore.

L’esperienza ci deve quindi insegnare a non alineare il personale dipendente in uno remote working che lo isoli dal mondo circostante, rendendo ancora più complessa una situazione già altamente stressante.

A tal fine, i dipendenti, ma necessariamente anche i datori di lavoro dovranno delimitare le ore di lavoro da quelle durante le quali vi sarà la possibilità dedicarsi alle attività concesse (anche all’aria aperta); ritagliarsi il tempo e delimitarlo tra quello lavorativo, e quello di cura della persona. Il datore di lavoro potrà inoltre incentivare il confronto, anche informale attraverso gli strumenti tecnologici per comprendere eventuali necessità del personale dipendente. L’organizzazione di aperitivi a distanza, o semplici incontri per confrontarsi sul momento potranno comunque essere utili.

Lavorare in maniera smart, ma mantenendo l’attenzione al benessere psicologico delle persone, può darci modo di superare questo periodo non solo da un punto di vista economico ma anche psicologico. Se oggi la casa è il luogo più sicuro dove restare, dobbiamo fare in modo che la stessa non si trasformi in una prigione ma in una confortevole protezione.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.