People Management

Donne: sfortunate protagoniste dei dati Istat sull’occupazione di dicembre

Ripartiamo dalle donne

Quante volte questa frase è risuonata nelle nostre orecchie. Quante volte ci siamo sentite dire che le donne sono il motore di tutto. Ma da donna questi slogan non supportati da nessun fatto concreto fanno male.

La situazione è ancora più tragica se guardiamo agli ultimi dati ISTAT secondo i quali il calo dell’occupazione nel mese di dicembre è stato quasi esclusivamente femminile: dei 101 mila lavoratori in meno registrati a fine 2020, 99 mila sono donne.

Perché? Ovviamente non esiste una risposta univoca e la pandemia ha marcato ancora di più il gap tra occupazione maschile e femminile. Tra la scuola chiusa, la DAD da gestire, accudire eventuali persone anziane, molte famiglie si sono trovate di fronte alla scelta quasi obbligata di lasciare il lavoro per dedicarsi esclusivamente a questi aspetti familiari.

Ma attenzione, la scelta ricade in modo quasi obbligato sulla parte femminile della coppia perché se partiamo dal presupposto che le donne hanno lavori meno stabili e pagati in modo inferiore rispetto agli uomini, quale altra scelta potrebbe mai prendere una famiglia?

Quindi il perché alla domanda posta poco fa ha radici più profonde.

Perché il mercato del lavoro è ancorato ad una mentalità antica, non capace di valutare solo le competenze ma si lascia influenzare da comportamenti storici in cui la figura femminile era legata alla cura della famiglia e non poteva fare altro.

Le famiglie di oggi sono cambiate, le esigenze sono cambiate, gli strumenti informatici danno la possibilità di lavorare in qualsiasi posto e collegarsi in qualsiasi parte del mondo ma molte aziende rimangono ancora legate ad un orario di lavoro fisso. Ad una postazione di lavoro fissa. Ad un controllo maniacale rispetto alla presenza dei lavoratori in azienda come se solo questo fosse sufficiente per sapere a che punto del lavoro è il dipendente.

Le competenze non hanno un sesso e le aziende devono imparare a dar valore alla qualità solo così si troverà un equilibrio. Vero, gli strumenti a disposizione non sono tantissimi e molto spesso si richiede uno sforzo degli imprenditori perché possano dare modo ai dipendenti di conciliare vita e lavoro. Ma come sempre, il bene che fai torna indietro. Se dai ad una mamma, ad una donna, la possibilità di realizzarsi al lavoro oltre che nella vita personale, l’azienda può essere certa che avrà il suo ritorno in termini di produttività.

Perché in fin dei conti le donne sono davvero il motore di tutto.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.