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Cosa resterà dello smart working?

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Le regole semplificate che hanno regolamentato lo smart working del periodo di emergenza stanno per scadere. Cosa succederà dopo il 31 luglio?

A pochi giorni dalla fine del mese di luglio ritorna alla ribalta lo smart working. A dire il vero non se ne è mai parlato tanto come in questi mesi, ma ad oggi siamo ancora in attesa di sapere se le regole semplificate che appunto hanno scadenza al 31 luglio saranno prorogate o meno.

Inevitabilmente questo crea confusione nella gestione di quelle attività che potrebbero essere svolte in locali diversi dall’ufficio, ma in poco tempo è complesso attuare un vero e proprio piano di smart working secondo le regole ordinarie previste dalla legge 81/2017.

In attesa di conoscere gli sviluppi dell’ultimo minuto, la procedura che si è attuata in questi mesi era semplificata in quanto dava all’azienda la possibilità di imporre il cambiamento nello svolgimento dell’attività lavorativa, senza un preventivo consenso dei lavoratori e senza soprattutto particolari adempimenti obbligatori.

Indipendentemente dall’eventualità dell’imminente utilizzo delle regole ordinarie, è bene ripassarle.

La peculiarità dello smart working è quella di essere un’attività pensata per agevolare il lavoro dei dipendenti e al tempo stesso un maggiore bilanciamento tra vita e lavoro. Infatti, l’essenza del vero smart working è quella di liberare i lavoratori da vincoli di orari e postazioni fisse di lavoro, non è la mera riproposizione di quanto avviene in ufficio in un luogo differente.

Per tali ragioni il vincolo maggiore è dato dall’accordo individuale sottoscritto tra le parti, in cui disciplinare le modalità di gestione anche degli orari di lavoro e soprattutto dei momenti di non lavoro, essere al di fuori dell’ufficio non si deve tradurre in un momento di lavoro costante o invasione della vita privata, la giusta disconnessione deve sempre esserci.

Inoltre, a differenza di quanto è successo nel periodo emergenziale, un accordo di smart working può essere attuato per qualche giorno a settimana in presenza in ufficio e i restanti giorni fuori per mantenere il collegamento costante tra i colleghi, aspetto veramente delicato che se non curato approfonditamente può causare l’isolamento dei lavoratori ed essere deleterio per i rapporti e il lavoro stesso.

Infine, lo scopo principale per attuare un piano di smart working è l’essenzialità delle persone e del loro operato anziché il lato quantitativo del tempo speso all’interno dell’ufficio, lavorare per obiettivi rendendoli responsabili dei risultati che devono ottenere dando così loro la possibilità di scegliere come meglio organizzare il lavoro.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.