People Management

Corona Working

Luca Furfaro Luca Furfaro

Il corona virus è il terrore degli ultimi giorni; esperti, meno esperti ed anche cialtroni stanno fornendo le loro indicazioni circa quello che potrà essere il decorso della malattia e gli effetti sulla salute pubblica.

Naturalmente i luoghi di lavoro risultano essere punto di incontro di persone con frequentazioni ed abitudine diverse, e la salubrità dei luoghi di lavoro diviene in ogni caso una verifica importante da effettuare.

Il principio che sta alla base di questo ragionamento è quello sancito dall’articolo 2087 del codice civile che obbliga il datore di lavoro ad attuare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità del personale dipendente oltre che, il diritto alla salute sancito dalla costituzione ed un principio etico proprio delle aziende con vocazione maggiormente sociale.

Altro riferimento, prima di verificare le possibili soluzioni, è quello della valutazione del rischio biologico previsto dal decreto legislativo 81/2008. La situazione ha quindi portato aziende ed opinione pubblica a parlare di lavoro agile come soluzione per continuità aziendale e tutela della salute.

Ma parlare di smartworking per tutelare la salute delle persone non è assolutamente un argomento nuovo; più volte gli operatori del settore, addentro alle tematiche del lavoro agile, hanno evidenziato come tale regime di lavoro potesse avere positive ripercussioni sulla salute diminuendo l’assenteismo legato alla malattia.

La situazione d’urgenza mette i datori di lavoro di fronte alla possibilità di utilizzo dello smartworking, quale modalità per sopperire alle esigenze lavorative, diminuendo al minimo possibile i rischi per il personale e sfavorendo inoltre la diffusione del contagio.

Per attuare il lavoro agile, ai sensi della Legge 81/2017 è necessario che vi sia un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore; sul punto il Dpcm del 23 febbraio 2020 riguardante l’emergenza nelle regioni della Lombardia e del Veneto ha derogato a tale accordo consentendo, per la situazione emergenziale, il ricorso al lavoro agile in modalità automatica anche in assenza di accordo ma nel rispetto delle disposizioni di legge. Tale deroga è stata poi ampliata fino al 15 di marzo anche a Piemonte, Emilia Romagna , Friuli Venezia Giulia e Liguria.

Come più volte ripetuto in precedenti interventi, il lavoro agile ha la necessità anche di un supporto tecnologico tale da svolgere al meglio la prestazione e di una cultura relativa all’attività svolta da remoto. Sicuramente la situazione d’emergenza non è la migliore per iniziare ad approcciarsi al lavoro agile, ma potrà, lo speriamo, essere un modo per rendere più utilizzata tale forma di lavoro e per migliorare la sicurezza e la salute dei lavoratori interessati.

Speriamo quindi che al passaggio del coronavirus quello che rimane sia solo lo smartworking.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.