Law and Finance

Convenzioni aziendali: nuovi chiarimenti dall’agenzia delle entrate

Mi fa lo sconto?

Domanda lecita, che spesso può trovare risposta nella possibilità di effettuare convenzioni aziendali per l’accesso a prezzi calmierati per il proprio personale dipendente.

E’ infatti pratica abbastanza diffusa, sia per fidelizzare il personale che per legare i dipendenti ai prodotti forniti dai brand aziendali, concedere delle scontistiche particolari.

Con la risposta a interpello n. 221 del 29 marzo 2021, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul regime fiscale dello sconto applicato ai propri dipendenti dal datore di lavoro con la concessione di una card.

In particolare, l’istante ha cercato di comprendere se l’Agenzia potesse contestare la diminuzione del costo di determinati prodotti configurandola come erogazione di retribuzione e quindi facendola ricadere nella determinazione armonizzata degli imponibili fiscali e previdenziali.

Nel caso portato nell’interpello il prezzo pagato dai dipendenti è superiore a quello pagato dai soggetti legati da altri accordi. Pertanto, il prezzo pagato dal lavoratore dipendente non si configura quale corrispettivo simbolico che maschera l’erogazione di una retribuzione.

Lo sconto che viene applicato ai dipendenti non supera quello applicato in alcuni periodi dell’anno agli altri clienti e non può essere cumulato con altre iniziative commerciali analoghe adottate in favore della clientela.

Sulla base di tali considerazioni, nel caso di card sconto con queste modalità non si ravvisano operazione fiscalmente rilevante, né materia fiscalmente imponibile, considerato che il lavoratore corrisponde il valore normale del bene al netto degli sconti d’uso.

Caso diverso quello riportato nel 2010 dalla risoluzione 26/E che ha precisato che per i beni e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti, il loro valore normale di riferimento possa essere costituito dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro.

Nel caso in cui il datore di lavoro commercializza e vende ai propri dipendenti beni o servizi ad un prezzo scontato, l’eventuale rilevanza reddituale deve essere considerata in base alle regole ordinarie, e quindi, come chiarito dal Ministero delle Finanze con circolare 23 dicembre 1997, n. 326 il reddito da assoggettare a tassazione è pari al valore normale soltanto se il bene è ceduto gratuitamente, dal momento che se, invece, per la cessione dello stesso il dipendente corrisponde delle somme, il valore da assoggettare a tassazione è pari alla differenza tra il valore normale del bene ricevuto e le somme pagate.

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.