Welfare

Contrattazione aziendale di secondo livello e welfare aziendale post coronavirus

Luciano Consolati Luciano Consolati

Tra le poche certezze che abbiamo in questo momento, una è senz'altro rappresentata dalla profonda trasformazione della scala dei valori: oggi capiamo che molte delle cose che si davano per scontate, in realtà non lo sono. La salute è una di queste.

La pandemia che ci ha colpito è intervenuta come uno tsunami nelle nostre vite e nel nostro sistema di relazioni sociali ed economiche. Tanto si è detto e si sta dicendo sugli effetti che questa tragedia potrà avere su di noi e sulla società in cui viviamo. Tra le tante opinioni, più o meno attendibili, l’unica cosa certa è l’incertezza, che fa da sfondo ad uno scenario che nessuno è in grado di definire. Qualche effetto, tuttavia, lo stiamo già cogliendo ed è rappresentato dal rimescolamento della scala di valori sulla quale si basava il nostro agire quotidiano. Cose che ci sembravano fondamentali sono passate in secondo piano, altre che si davano per scontate: salute e occupazione in primis, sono tornate ad occupare i primi posti in termini di importanza assoluta.

Nel caso della contrattazione di secondo livello, i motivi che l’avevano resa di grande attualità, come la sostanziale perdita di produttività del nostro sistema economico -produttivo sono ancora tutti presenti, quindi si tratta di mantenere l’obiettivo finale in presenza di una variabile in più. Variabile, pesante come un macigno, come la salute collettiva, che richiede un cambio di paradigma nelle relazioni industriali. Dobbiamo impegnarci a migliorare la nostra efficienza produttiva, con un focus particolare non solo alla sicurezza in fabbrica, ma al più ampio concetto di salute in azienda e sul territorio. Gli strumenti tipici della contrattazione di secondo livello come il PdR ed i sistemi incentivanti in genere, devono essere aggiornati e declinati in un contesto che vede una precondizione di fondo: la salute dei lavoratori e di tutti gli operatori che ruotano attorno all’azienda, coinvolgendo anche il territorio in cui la stessa opera. L’azienda non è un’isola, non esistono muri o barriere per le emergenze come quella del coronavirus, l’azienda si salva e continua a produrre se si salvano i suoi lavoratori e le loro famiglie, viceversa rimane un deserto. La dimensione della salute, quindi travalica i confini aziendali e richiede un coinvolgimento più ampio di tutti i lavoratori e dei cosiddetti stakeholders. Le relazioni industriali, quindi, devono integrare maggiormente il concetto di partecipazione nel loro dna, e farlo diventare agire quotidiano. I numerosi Comitati Paritetici che si sono costituiti in questo periodo per affrontare l’emergenza ne sono una testimonianza. L’importante è che assumano una condizione strutturale e non rappresentino soltanto una risposta d’istinto al pericolo, ma che derivino da una convinzione precisa: non ci si salva da soli.

Anche l’welfare aziendale dovrà rideclinare la propria scala di valori. Mai come in questo periodo sono risultati evidenti i livelli di inadeguatezza di tanti flexible benefits, di fronte alla drammatica realtà che questa emergenza ha evidenziato e che lo scenario futuro renderà ancora più pesante. In questo caso non si tratta di intervenire con dei “pannicelli caldi” rappresentati da nuovi e fantasiosi flexible benefits, utili più a livello mediatico che a soddisfare reali bisogni. Bensì ripartire dall’ascolto dei possibili utenti (lavoratori) e da una più intensa azione di lobby, affinchè il paniere dei servizi di welfare, non debba sottostare solo alle regole dell’Agenzia delle Entrate, ma costituisca davvero una componente fondamentale del rapporto tra azienda e lavoratore, rafforzando i reciproci processi fiduciari ed identitari.

Luciano Consolati
Luciano Consolati

Progetta e gestisce da più di vent’anni sistemi incentivanti basati sul Premio di Risultato, per PMi e grandi aziende. Laureato al Politecnico di Milano, ha avuto una lunga esperienza come dirigente in società di servizi alle imprese e in Associazioni di Rappresentanza ( Confindustria, Confapi, Confartigianato) è Presidente di Metamananement srl, che realizza e gestisce Piani di Welfare sia volontari che contrattuali, fornendo un’assistenza e un accompagnamento completo in tutti gli stadi di attuazione. Partecipa in qualità di relatore a convegni e seminari specificamente dedicati alle tematiche del Welfare Aziendale, svolge attività di docenza per la progettazione di sistemi incentivanti e welfare aziendale per organizzazioni di rappresentanza e sindacali. In qualità di manager di rete ha partecipato alla realizzazione di Reti mutualistiche per il Welfare e svolge docenza sulle tematiche delle Reti d’imprese. Proviene, inoltre, da una lunga esperienza in strategie e politiche di riposizionamento organizzativo per le piccole e medie imprese ed è esperto riconosciuto a livello internazionale per le politiche per i Cluster/ Distretti Industriali, le Reti d’impresa, i Consorzi. Competenze acquisite attraverso diversi incarichi di responsabilità con ruoli manageriali per organizzazioni/istituzioni nazionali e internazionali Docente di economia regionale, sviluppo locale, distretti industriali, reti d’impresa presso istituzioni d’istruzione di alto livello in Italia (Politecnico di Milano, CUOA, Altis) e all’estero (OCDE, CEPAL, UNIDO). Professore di Geografia Politica ed Economica-Università G. Marconi-Roma.