People Management

Come sarà il “post-Covid”?

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

Questa “pausa forzata” deve essere l’occasione da sfruttare come una possibilità di riorganizzare e migliorare quello che nel “pre-covid” non forniva soddisfazione.

Parlare di conciliazione vita-lavoro in un momento in cui tante attività lavorative sono ferme può sembrare anacronistico, invece è proprio in un momento di stallo e di crisi che possono nascere le occasioni migliori.

In questa situazione surreale molti datori di lavoro si possono sentire sopraffatti dagli eventi, dall’incertezza e dalla paura di non riuscire a gestire correttamente la situazione oltre alla preoccupazione di come sarà il “dopo”, se e come avverrà la ripresa e come trovarsi preparati in un mercato che sarà modificato rispetto a come lo si conosceva.

Ci troviamo infatti di fronte a un momento in cui tante cose verranno etichettate come “pre-covid” e “post-covid” e questa “pausa forzata” deve essere l’occasione da sfruttare come una possibilità di riorganizzare e migliorare quello che nel “pre-covid” non forniva soddisfazione.

Tra i tanti aspetti che un datore di lavoro può rivedere c’è sicuramente l’organizzazione del lavoro e le modalità di svolgimento, dando maggior enfasi alle azioni legate a politiche di conciliazione vita-lavoro ma anche congedi e flessibilità negli orari.

Se c’è una cosa che questo periodo ha insegnato a tanti datori di lavoro che pur di continuare l’attività lavorativa si sono adeguati all’utilizzo dello smart working è che la fiducia nei collaboratori è un elemento imprescindibile del buon funzionamento del rapporto. È necessario lavorare per obiettivi, ottenere risultati e non quantificare le ore di lavoro spese all’interno di un ufficio.

È sicuramente indispensabile un cambio di mentalità del datore di lavoro che forse nella fase “pre-covid” voleva tenere tutto sotto controllo pensando che il lavoratore in sede rendesse, in termini di produttività, in modo maggiore proprio perché sotto il suo controllo.

Una volta tornati alla normalità, quindi, si potrebbero intraprendere delle azioni mirate ad agevolare la conciliazione vita lavoro.

Tante solo le opzioni che il datore di lavoro può esercitare e devono essere ovviamente valutate in base alle esigenze reali dei propri dipendenti, per questo è assolutamente indispensabile che vengano ascoltati con attenzione per capire quali strumenti possono portare i maggiori risultati.

In primo luogo, chi ha provato in questo periodo lo smart working potrebbe renderlo strutturale, gestendo correttamente modalità di connessione e disconnessione, tempistiche, postazione e sicurezza del lavoratore. Altri strumenti possono essere la flessibilità negli orari di entrata e uscita dal lavoro in modo da aumentare la compatibilità con gli orari scolastici. Si possono anche prevedere giornate aggiuntive di congedi per chi deve curare persone anziane o disabili o figli piccoli.

Si può pensare di intervenire anche da un punto di vista economico. Prendiamo spunto dai congedi parentali previsti dal D.L. 18 del 17.03.2020 il cd. “Cura Italia” che ha disciplinato per il settore privato un congedo parentale di massimo 15 giorni complessivi con un’indennità spettante al lavoratore pari al 50% anziché al classico 30%.

Anche il datore di lavoro potrebbe pensare di integrare la quota carico INPS affinché i lavoratori che usufruiranno del congedo parentale non si vedranno troppo penalizzati.

Ricordiamoci che sono i dettagli e le piccole attenzioni che fanno sempre la differenza.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.