Lavoratore People Management

Cambiare per migliorare

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

La collaborazione tra le parti, il gioco di squadra, lavorare per un unico obiettivo porta al raggiungimento dello scopo.

Una celebre frase di Sir Winston Churchill recitava “non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

Quante volte i lavoratori lamentano delle carenze all’interno del luogo di lavoro e sono spinti proprio da queste mancanze a cercare di cambiare?

Sappiamo con precisione quanto questi cambiamenti siano stressanti, non solo per il lavoratore ma anche per il datore di lavoro ma soprattutto onerosi per le aziende: nuovo impiego di energie e risorse per avviare un processo di selezione del personale, investire tempo nella formazione, senza considerare l’incognita dell’inserimento di una nuova risorsa all’interno di un team, portando alla possibile rottura di equilibri.

E se per una volta fosse l’azienda a cambiare?  Atteggiamento, mentalità, visione? Prevenire l’insoddisfazione dei suoi lavoratori evita uno scomodo e snervante turnover, perdita di energia e risorse ed è sicuramente sinonimo di lungimiranza.

È noto che ormai la valutazione che i lavoratori fanno sulle aziende sia complessiva: stimoli, capacità di crescere professionalmente, leve motivazionali, obiettivi, collaborazione, livelli economici. Uno dei limiti invece che paralizza molto spesso le aziende è ancora la mancata condivisione degli obiettivi aziendali con i propri collaboratori. In questo modo lavoratori e datori di lavoro viaggiano su due binari paralleli senza mai incrociarsi. Niente di più sbagliato.

La collaborazione tra le parti, il gioco di squadra, lavorare per un unico obiettivo porta al raggiungimento dello scopo. Così la prima cosa su cui è necessario lavorare è la rete tra colleghi, creare dei gruppi sinergici e affiatati è sicuramente un arduo compito e questo deve avvenire da un lato con la condivisione di obiettivi comuni da raggiungere, dall’altro mettendo in atto delle attività extra lavorative mirate all’ottenimento della coesione del gruppo. Quando si affronta questo tema in azienda i datori di lavoro arricciano il naso perché non ancora pronti ad affrontare questo cambiamento, dall’altro perché ritengono che siano pratiche destinate solo alle “grandi” aziende.

Più volte invece si è data prova del fatto che il welfare non sia solo per i grandi ma vada benissimo anche per le piccole realtà perché molto spesso serve solo un pochino di ingegno e conoscere i propri lavoratori.

Organizzare attività sportive, lezioni di cucina, piuttosto che viaggi aziendali sono solo alcune delle idee per creare squadra. Un team coeso lavorerà meglio, raggiungerà più facilmente gli obiettivi, condividerà gli sforzi e si sosterrà nelle difficoltà.

Il cambiamento dell’azienda deve essere volto quindi a portare benessere ai suoi lavoratori, questi miglioramenti sono impagabili e soprattutto non valutabili in sede di uno “sterile” colloquio di lavoro.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.