Il Lavoro Agile e le trappole da evitare

Nei precedenti appuntamenti di questa rubrica, abbiamo affrontato i diversi elementi che costituiscono il lavoro agile.

Guardando allo sviluppo dello Smart working a livello internazionale possiamo notare un quadro molto eterogeneo dovuto ai differenti livelli di sviluppo tecnologico. Sicuramente le infrastrutture tecnologiche contano, ma grande importanza per la diffusione della nuova modalità di lavoro deve essere data all’aspetto culturale legato ai modelli lavorativi. I paesi scandinavi sono quelli con il maggior numero di smart workers. Sopra la media europea anche paesi come Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito, mentre sotto la media ci sono Germania, Ungheria, Spagna e Italia, anche per una struttura imprenditoriale maggiormente industrializzata.

Il nostro Paese si è modernizzato partendo in realtà da sperimentazioni aziendali che hanno aumentato la produttività e la soddisfazione dei lavoratori. Abbiamo visto come per il nostro Paese abbia inciso anche la mancanza di normativa sul tema, ora risolta con la Legge n. 81/2017.

Ma proprio ora arriva la vera prova da superare.

Un normativa che, come abbiamo visto, spiega bene come il lavoro agile sia una modalità di lavoro e non una tipologia contrattuale e come per questa modalità si necessario un accordo individuale.

Inoltre, in un altro intervento del blog, abbiamo analizzato come il lavoratore agile debba essere comunque tutelato verso i rischi derivanti dalla particolare modalità di lavoro.

L’Italia saprà utilizzare al meglio il Lavoro Agile, oppure lo stesso diverrà una moda passeggera oggi alla ribalta solo per un riscontro mediatico?

Vediamo le trappole nelle quali le aziende non debbono cadere:

  • il lavoro agile non è una moda;
  • lo smart working non è il telelavoro;
  • il lavoratore agile deve essere pagato come un normale lavoratore;
  • non si ricorre al lavoro agile solo per vantaggi contributivi o fiscali;
  • l’introduzione dello smart working deve essere connessa ad un cambiamento di mentalità;
  • il lavoratore agile ha diritto a disconnettersi;
  • non estraniare il lavoratore agile dal contesto aziendale;
  • non far partecipare lo smart worker alla formazione aziendale;
  • non valutare i rischi dei luoghi di lavoro, in modalità smart working.

Superate queste trappole, il lavoro agile può portare ad un aumento della produttività attraverso la responsabilizzazione dei lavoratori, creando al contempo un miglior clima aziendale.

 

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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