Come si scrive un regolamento aziendale di lavoro agile?

Prima dell’entrata in vigore della normativa sullo Smart working, le aziende che decidevano di introdurre questa modalità lavorativa nelle proprie realtà, elaboravano un regolamento generale sul lavoro agile valevole indistintamente per tutti i lavoratori coinvolti.
Il regolamento era all’interno di un accordo che l’azienda firmava con i sindacati per disciplinare i vari aspetti del lavoro agile.

Oggi, anche se non previsto esplicitamente dalla legge n.81 del 22 maggio 2017 in materia di Smart working, molte aziende hanno deciso di affiancare all’accordo individuale tra impresa e lavoratore anche il regolamento generale valevole per l’intera azienda, mantenendo e modificando quello già usato in precedenza o redigendone uno nuovo.

L’art. 19 della legge n.81 del 22 maggio 2017 stabilisce al comma 1 che nell’accordo individuale debbano essere indicate le modalità del lavoro agile, la disciplina sull’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all'esterno dei locali aziendali, una descrizione degli strumenti usati dal lavoratore, le forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro e i tempi di riposo del lavoratore.
Tutta la disciplina sulla prestazione in Smart working è quindi contenuta nell’accordo individuale, rendendo superficiale ogni altra regolamentazione.

Per questi motivi è da sottolineare che tale regolamento è puramente informale: è solamente un di più rispetto a ciò che prevede la legge, ossia l’accordo individuale. Inoltre, non è neanche più previsto che detto regolamento venga compilato in accordo con il sindacato. L’azienda potrà quindi scegliere liberamente se redigerlo o meno.

 

Cosa contiene un regolamento aziendale sullo Smart working?

Il regolamento contiene le regole di comportamento alle quali tutti i dipendenti in Smart working devono attenersi per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti forniti, il rapporto con il management, lo svolgimento del lavoro.
Solitamente si articola in più punti, e fornisce una regolamentazione valevole per la collettività dei lavoratori, descrivendo le norme di comportamento alle quali tutti devono adattarsi.
Serve anche a far capire, nella fase di introduzione del lavoro agile, quali saranno i settori e i lavoratori coinvolti e come dovrà svolgersi la prestazione lavorativa del dipendente.

Possiamo quindi evidenziare come primo punto del regolamento, la descrizione di tutti i settori aziendali coinvolti e con quali modalità potranno essere inseriti nel progetto di Smart working.

In seconda battuta, poi, può essere indicata una stima del numero di giorni di lavoro agile e della loro distribuzione nella settimana o nel mese.
Quest’ultima è un’indicazione che spesso può risultare aleatoria dati i diversi accordi individuali che possono prevedere un tempo differente dedicato allo Smart working per i vari dipendenti.

Nel regolamento può, come terzo punto, risultare importante poi delineare chi sono i responsabili del progetto e chi si occupa di controllare il rispetto delle norme disciplinari, in modo che i dipendenti possano sapere a chi rivolgersi in caso di dubbi sulla modalità di svolgimento della prestazione agile.

Il documento può, inoltre, occuparsi di identificare i luoghi dove sarà possibile lo svolgimento della prestazione all’esterno dell’area aziendale, oltre ad essere utile anche per sottolineare i requisiti che devono possedere i dipendenti per essere idonei a rientrare nel progetto di Smart working, in modo tale da non creare contestazioni tra gli esclusi.

Infine, il regolamento può riportare anche una sintesi completa degli strumenti digitali che i dipendenti avranno a disposizione per svolgere il lavoro in modalità agile.

Ogni azienda potrà decidere quali punti trattare nel regolamento e con che livello di approfondimento. Ricordiamo comunque, ancora una volta, che il regolamento non è obbligatorio ed è a discrezione dell’azienda decidere se redigerlo o meno.

Nel prossimo intervento ci occuperemo, invece, dello strumento centrale per attivare una riorganizzazione del lavoro nell'ottica dello Smart working, ossia l'accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente. Continuate a seguirci!

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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