Sicurezza e Smart Working?

Più volte nei precedenti appuntamenti, abbiamo sottolineato come lo Smart Working non preveda un luogo di lavoro fisso, ma una molteplicità di luoghi diversi.

Seppure non sia definito, il luogo di lavoro esiste: per questo motivo il titolare è comunque tenuto a garantire al collaboratore la sicurezza dello stesso.

Si arriva quindi all'interrogativo principale: come può il datore di lavoro garantire la sicurezza senza conoscere il luogo in cui viene svolta l’attività lavorativa?

È necessario innanzitutto sottolineare che, ai fini della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro dei dipendenti in Smart Working, il titolare è tenuto a consegnare al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, un’informativa scritta. Quest'ultima - da consegnare con cadenza almeno annuale - presenta i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione lavorativa.

Inoltre, essendo lo Smart Working spesso collegato all'utilizzo di strumentazioni tecnologiche, il datore di lavoro deve fornire al dipendente un’adeguata informativa circa il corretto utilizzo delle apparecchiature messe a disposizione. Successivamente, il titolare dovrà garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza con un’adeguata manutenzione.

Come detto in premessa, occorre che il luogo di lavoro sia conforme alle normative sulla sicurezza. Il titolare, dovendo valutare i rischi presenti, deve essere informato circa i luoghi ove lo Smart Worker vuole svolgere la propria attività. E’ quindi buona prassi predeterminare, nell'accordo individuale, i luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa all'esterno dei locali aziendali.

Vi sono comunque dei casi in cui il datore di lavoro non potrà consentire l’esecuzione della prestazione lavorativa. Questo potrebbe verificarsi nel caso in cui, il titolare stesso, non abbia la possibilità di valutare i rischi presenti in determinati luoghi di esecuzione della prestazione lavorativa. Lo stesso potrebbe verificarsi quando - dopo aver effettuato la valutazione dei rischi -  il datore di lavoro si renda conto che in tali luoghi non risultano adottate le necessarie misure di prevenzione e protezione.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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