Cosa prevede la normativa sul lavoro agile?

Dopo un excursus su quelli che sono i pilastri su cui strutturare un’attività di Smart working ottimale ed efficace per l’impresa, in questa puntata intendo approfondire quelli che sono gli aspetti giuridici del lavoro agile.

Il lavoro agile non è senz’altro una novità per molte aziende italiane, che per molti anni hanno sperimentato questo strumento pur applicandolo all’interno di un vuoto legislativo.
A partire dal 2017, finalmente anche la legge si è adeguata e ha regolato la materia.

Quale normativa regola lo Smart working in Italia?

La normativa italiana sullo Smart working è racchiusa nella legge n.81 del 22 maggio 2017, recante il titolo “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.
L’art.18 della suddetta legge presenta il lavoro agile come uno strumento per favorire l’incremento della competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Lo stesso articolo prevede che la prestazione lavorativa venga eseguita in parte all’interno dell’azienda e in parte all’esterno, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale previsto da legge e Ccnl. La stessa normativa sul lavoro agile è applicabile anche al pubblico impiego.

Nel caso di instaurazione o modifica di un rapporto di lavoro già in essere verso la modalità agile, è necessario presentare opportuna comunicazione al Centro per l’Impiego.
Inoltre, va tenuto presente che gli incentivi fiscali e contributivi conferiti in caso di incrementi di produttività, valgono anche per i lavoratori agili.

Cosa deve prevedere un accordo di lavoro agile?

Punto fondamentale della normativa sullo Smart working è l’accordo tra impresa e lavoratore per la definizione delle modalità con cui verrà effettivamente attuato il lavoro agile.

L’accordo viene stipulato per iscritto a fini probatori e disciplina tutti gli aspetti dello Smart working: l’esecuzione dell’attività lavorativa all’esterno dell’azienda, le forme di esercizio del potere direttivo da parte del datore di lavoro, gli strumenti tecnologici usati dal lavoratore, i tempi di riposo, le modalità per l’attuazione del diritto alla disconnessione.

Nell’accordo tra impresa e lavoratore sono contenute anche le forme dell’esercizio del potere di controllo del datore di lavoro, previsto dall’art.4 dello Statuto dei Lavoratori, oltre alle condotte che possono dare luogo all’applicazione delle sanzioni disciplinari tenute dal lavoratore al di fuori del luogo di lavoro.

L’accordo può essere a tempo indeterminato o a termine, con tempi di recesso di almeno trenta giorni nel primo caso. Nel caso di giustificato motivo, i contraenti possono recedere prima della scadenza del termine o senza preavviso se l’accordo è a tempo indeterminato. Per i lavoratori disabili, vengono stabilite delle disposizioni più favorevoli, prevedendo che il preavviso debba essere di almeno 90 giorni.

Quali sono i diritti di uno smart worker?

Il lavoratore che svolge il lavoro in Smart working ha gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori che svolgono il lavoro in azienda.
In primis, ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo, in attuazione dei contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale o contratti collettivi nazionali stipulati da RSA o RSU.

Come tutti gli altri lavoratori, anche il lavoratore agile ha diritto alla tutela contro infortuni e malattie professionali; la tutela contro gli infortuni, in particolare, copre il percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello dove verrà svolta la prestazione lavorativa.

Lo smart worker può inoltre beneficiare del diritto all’apprendimento permanente in modalità formali o non formali e alla relativa certificazione delle competenze.

Sul fronte della sicurezza, la normativa prevede poi che il datore di lavoro sia tenuto a produrre un’informativa scritta con tutti i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro in Smart working. A tale proposito, il lavoratore ha comunque il dovere di attuare le misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro.

Con il progresso nelle tecnologie e il relativo cambiamento riflesso nel mondo del lavoro, dopo tanti anni questa normativa ha finalmente colmato importanti lacune nell’ambito dello Smart working, limitando di fatto la discrezionalità delle singole imprese nel regolamentare questa nuova modalità di lavoro.

Nuovi approfondimenti sullo Smart working nella prossima puntata della guida operativa WellWork. Seguiteci!

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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