CCNL: cosa succede ad un'azienda se non eroga il Welfare?

Come anticipato nei primi articoli nella rubrica "Normativa" del Blog, molti CCNL hanno introdotto delle norme specifiche dedicate alla regolamentazione del Welfare aziendale, al fine di indirizzare le aziende verso una corretta gestione di tale istituto. Tra i vari accordi per il Welfare stipulati dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni dei datori di lavoro, sono significativi quelli riportati nel CCNL Metalmeccanici industria e nel CCNL Telecomunicazioni.

Le prestazioni di Welfare risultano quindi indispensabili a completare il trattamento economico e normativo del lavoratore previsto all'interno dei contratti collettivi di categoria.

Per tale istituto dobbiamo quindi fare riferimento al principio di adeguatezza della retribuzione di cui all’art. 36 Costituzione: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Allo stesso tempo l’art. 2099 del Codice Civile dispone che:

  • La retribuzione del prestatore di lavoro può essere stabilita a tempo o a cottimo e deve essere corrisposta nella misura determinata dalle norme corporative, con le modalità e nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene eseguito.

  • In mancanza di norme corporative o di accordo tra le parti, la retribuzione è determinata dal giudice.

  • Il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con la partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura.

Cosa succede se un'azienda non rispetta l'erogazione del Welfare aziendale? A cosa va incontro l'azienda?

Come ben sanno gli operatori del settore, l’applicazione dei CCNL si base su diversi “equilibri”, e molte volte ci sono stati tentativi di non applicazione o applicazione parziale di alcuni istituti. Il Welfare previsto dai CCNL può essere fatto rientrare nella parte di retribuzione alla quale occorre rifarsi, quindi la mancata o parziale corresponsione del Welfare può essere equiparata alla mancata corresponsione della retribuzione.

Come è noto, in caso di mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro, è possibile procedere con l’invio di una lettera di messa in mora, disciplinata dall’art. 1219 del Codice Civile.

Se tale tentativo dovesse rivelarsi vano, è possibile procedere col deposito di decreto ingiuntivo di importo pari al credito vantato.

La mancata applicazione del Welfare aziendale costituisce inoltre una mancata applicazione del CCNL; come ricordato ultimamente dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’ordinamento riserva l’applicazione di determinate discipline subordinatamente alla sottoscrizione o applicazione di contratti collettivi dotati del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi. Tra queste discipline, rientrano anche i benefici contributivi, che quindi non sarebbero richiedibili in caso di mancata applicazione del CCNL.

L’applicazione e la maggiore rappresentatività dei contratti collettivi sono comunque argomenti abbastanza complessi sui quali avremo modo di tornare.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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