Welfare Aziendale e la gestione dei residui

I piani di Welfare aziendale come abbiamo visto hanno una durata che viene concordata tra le parti. Molte volte tali misure prevedono la messa a disposizione di un valore da spendere per l’utilizzo di una serie di servizi, anche attraverso utilizzo di piattaforme welfare.

Aspetto da tenere in considerazione è però anche il mancato utilizzo di questo valore e la conseguente gestione dei residui.

Cosa succede quindi ad un valore messo a disposizione che non viene utilizzato entro i termini del piano?

Su tale aspetto la normativa non dà indicazioni di comportamento specifiche, ma si ritiene che le conseguenze del mancato utilizzo del valore debbano essere esplicitate nel PWA.

Il piano potrà essere stipulato come regolamento aziendale, oppure attraverso un accordo sindacale a seconda dell’origine e delle caratteristiche aziendali.

Le possibilità, per la gestione dei residui, previste sono:

  • Azzeramento del valore
  • Riporto dei valori alla successiva annualità
  • Destinazione dei valori ad una specifica forma di welfare
  • Recupero dei valori per l’utilizzo da parte dell’azienda per misure generiche d'aiuto

Vediamo ora dettagliatamente come possono essere gestite le diverse previsioni.

Azzeramento del valore

L’azzeramento del valore obbliga il lavoratore ad utilizzare tutto il valore assegnatogli entro una determinata data, passata tale data quel valore viene azzerato ed eventualmente sostituito con i nuovi valori maturati. Naturalmente tale ipotesi deve essere dettagliatamente spiegata nel regolamento o accordo aziendale con l’inserimento della data ultima per l’utilizzo.

Riporto dei valori alla successiva annualità

Nel caso invece di riporto dei valori le cifre maturate in un’annualità vengono riportate nella successiva, e così via sino alla scadenza del piano. Tale modalità consente l’accumulo dei valori consentendo magari l’acquisto di beni o servizi più onerosi.

Destinazione dei valori ad una specifica forma di welfare

Altra possibilità invece quella di destinare quanto non utilizzato ad una determinata data ad una forma di welfare prestabilita, tale forma solitamente risulta essere il fondo di previdenza complementare.

Recupero dei valori per l’utilizzo da parte dell’azienda per misure generiche d'aiuto

In ultimo la possibilità di azzerare il conto welfare individuale ma utilizzare le cifre già stanziate per creare un fondo da utilizzare per misure generiche di welfare aggiuntivo o per misure volte all'aiuto del personale in difficoltà. Tale misura richiederà oltre all'indicazione nel regolamento aziendale un’apposita regolamentazione per l’utilizzo di tale “fondo”.

Seppure si siano indicate alcune ipotesi le stesse non sono esaustive; lo spirito creativo ed innovativo delle diverse realtà potrà creare mix tra le diverse gestioni fino a raggiungere un giusto equilibrio tra fruibilità e gestibilità.

Abbiamo in ogni caso ribadito il divieto di trasformare in denaro il welfare accordato, occorre però infine precisare che i comportamenti sopra descritti possono essere attuati per i piani di welfare "puri"; qualora ci si trovi di fronte a dei valori di welfare accordati a seguito di trasformazione di premi detassati in caso di mancato utilizzo gli stessi saranno monetizzati ed assoggettati ad imposta sostitutiva al 10%.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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