Fringe Benefit e determinazione del valore

I fringe benefit sono degli elementi accessori della retribuzione, previsti dall'articolo 2099 del Codice Civile, corrisposti sotto forma di beni o servizi ed esenti da tassazione fino ad una determinata soglia di valore.

I fringe benefits compongono la maggior parte dei piani di Welfare aziendale; tra essi ad esempio, sono compresi le autovetture, gli alloggi, gli smartphone, i computer, i prestiti agevolati. La normativa sui fringe benefits si concentra soprattutto sull’aspetto fiscale di questi elementi che, se superiori ad un determinato valore, concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. L’articolo 51 del TUIR ricomprende infatti nel reddito di lavoro dipendente “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”. Nel caso dei fringe benefits, il tema più ostico da affrontare è la determinazione del loro valore. Il comma 3 dello stesso articolo 51, specifica infatti che, in relazione ai “valori” richiamati nel comma 1, ossia i beni concessi ai dipendenti, ai fini della loro determinazione in denaro, si applicano le disposizioni relative alla determinazione del valore normale dei beni e dei servizi contenute nell'articolo 9 del TUIR. Nei casi di cessione agevolata di prodotti dell’azienda al dipendente, questo valore normale è pari al prezzo mediamente applicato dalla stessa azienda nelle cessioni al grossista (se l’azienda opera all'ingrosso). Per i beni di altro tipo invece, come stabilito dall'articolo 9, il valore è pari a quello dei medesimi beni o servizi, in condizioni di libera concorrenza, allo stesso livello di commercializzazione, nel tempo e nel luogo più prossimi.

Vi sono però alcuni beni il cui valore deve essere quantificato non secondo il valore normale: l’auto concessa ad uso promiscuo, i prestiti, i servizi di trasporto ferroviario e gli alloggi vengono infatti quantificati secondo un valore convenzionale. Ad esempio, per gli autoveicoli ad uso promiscuo, ossia quelli utilizzati dal dipendente sia per esigenze lavorative che private, il valore si determina secondo un criterio forfetario, a prescindere dall'effettivo uso del veicolo. Il valore è pari al 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri; tale importo viene calcolato utilizzando le tabelle ACI, che vengono aggiornate annualmente e contengono i costi chilometrici suddivisi secondo una serie di caratteristiche del veicolo. L’aggiornamento annuale fa sì che il compenso debba essere ragguagliato al periodo dell’anno in cui l’auto è stata data in uso al dipendente, conteggiando il numero dei giorni a prescindere dall'effettivo utilizzo; l’importo desunto dalle tabelle ACI deve essere considerato al netto di quanto trattenuto al dipendente per l’uso del veicolo. La legge di Bilancio 2017 ha inoltre specificato che le somme e i valori relativi ai beni di cui sopra, non sono soggetti all'imposta sostitutiva del 10% anche se vengono fruiti in sostituzione del premio di risultato.

Dopo aver determinato il valore del fringe benefit, bisogna fare delle considerazioni circa la sua concorrenza o meno al reddito da lavoro dipendente. Se il valore dei fringe benefit non supera i 258,23 euro, allora non concorrerà a formare il reddito; se invece supera tale limite, verrà ricompreso nel reddito l’intero valore del fringe benefit. Ad esempio, se il dipendente nel corso dell’anno ha ricevuto un fringe benefit del valore di 200 euro e un altro del valore di 100 euro, concorreranno entrambi al reddito per intero, perché il valore totale di 300 euro supera la soglia di esenzione.

Welfare aziendale: lavorare bene e vivere meglio?

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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