Welfare aziendale: lavorare bene e vivere meglio

Solitamente si decide di progettare un piano di welfare aziendale intendendolo come una contropartita a benefici fiscali conseguibili sia dall’azienda stessa sia dal lavoratore.
In realtà, una buona politica di welfare aziendale può avere altri innumerevoli vantaggi anche in altri aspetti sia della sfera lavorativa interna, sia della percezione che le persone esterne hanno dell’azienda.

Nell’era del consumismo, l’immagine aziendale gioca un ruolo fondamentale nel stabilire il successo o meno di un’azienda.


La brand reputation (ossia la reputazione che l’azienda riesce a crearsi tramite i suoi valori), la sua mission, la personificazione che riesce a imprimere al marchio, include anche le politiche interne all’azienda implementate per l’organizzazione del personale. Più la brand reputation è elevata, più i consumatori e i vari stakeholders esterni apprezzeranno l’azienda stessa e saranno più invogliati ad acquistare i prodotti o servizi offerti.

La brand reputation diventa poi fondamentale nelle strategie di comunicazione aziendale: essa può positivamente provocare l’effetto di ottenere una pubblicità gratuita per l’impresa, attraverso gli stessi consumatori che, tramite il passaparola, incidono inevitabilmente sulle decisioni di acquisto dei conoscenti.
In questa dinamica, le politiche del personale giocano un ruolo importante per decidere sulla brand reputation di un’azienda. Un piano di welfare che porti realmente del benessere ai lavoratori, con strumenti e progetti innovativi, farà sì che i dipendenti ne parlino, aumentando la popolarità dell’azienda.
Basti pensare a grandi aziende come Luxottica che, tra i primi ad attivare una politica di welfare rivolta ai propri dipendenti, hanno avuto un grande risalto di immagine e si pongono nel panorama italiano come esempio da seguire per implementare piani di welfare efficienti e innovativi.

Un buon piano di welfare aziendale, studiato ad hoc sui bisogni reali dei dipendenti, implica anche un minor turnover del personale.
Come è risaputo, accanto a un turnover fisiologico, di entrata e uscita dall’azienda che normalmente coinvolge le realtà aziendali, ad esempio con i pensionamenti, le assunzioni e i licenziamenti, che comunque non incidono sull’equilibrio dell’organizzazione aziendale, può manifestarsi anche un turnover patologico, che avviene quando i dipendenti abbandonano l’azienda a causa di politiche del personale sbagliate.
Erronee politiche del personale creano infatti un sentimento di malcontento e insoddisfazione nei lavoratori, che inevitabilmente si metteranno alla ricerca di migliori opportunità, soprattutto il personale più qualificato che ha più possibilità di ricollocazione sul mercato del lavoro. 
Questo significherà anche pubblicità negativa per l’azienda e scarse possibilità future di attirare e trattenere personale qualificato.
Un miglioramento del clima aziendale, accompagnato da un progetto di welfare aziendale che includa ad esempio piani di formazione, wellness benefit, servizi per il miglioramento della work life balance, può essere una valida soluzione per ridurre il turnover del personale.
Inoltre, si riducono i costi legati al turnover: sia i costi per le nuove assunzioni, che quelli dovuti al disequilibrio causato dall’uscita dall’azienda di una persona qualificata e alla conseguente riduzione della produttività.

Dipendenti più felici e sereni saranno sicuramente meno propensi ad abbandonare l’azienda. 

Il benessere dei dipendenti attualmente presenti in azienda implica anche una semplificazione nella talent acquisition, ossia l’assunzione di persone qualificate.
Il welfare aziendale è una tattica per aumentare l’employer branding, che permette alle aziende di reclutare persone qualificate favorendone il senso di appartenenza e esortando la loro identificazione con l’azienda.
L’employer branding si fonda principalmente sui benefits che un’azienda può offrire ai propri dipendenti.
Tramite il welfare aziendale si può quindi costruire una valida strategia di employer branding atta ad attirare e mantenere i talenti attraverso l’incremento della retention del personale.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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