Welfare Aziendale e Categorie Omogenee

Requisito essenziale per la non imponibilità delle somme destinate a un Piano Welfare è la loro assegnazione alla generalità della popolazione aziendale o a categorie omogenee di dipendenti.

È quindi esclusa dallo scopo del Welfare la creazione di piani ad personam.

Le prestazioni previste dalle lettere f), f-bis), f-ter) e f-quater) del co. 2 dell'art. 51 del TUIR hanno in comune che la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente è subordinata alla condizione che i benefit siano offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti (circ. n. 28/E/2016).

Una prassi oramai consolidata ha chiarito che nel concetto di generalità o categorie di dipendenti è ricompresa la messa a disposizione dei benefit nei confronti di un gruppo omogeneo di dipendenti, a prescindere dalla circostanza che in concreto soltanto alcuni di essi ne usufruiscano (C.M. 326/E/97).

Nel caso in cui i servizi ricreativi siano riconosciuti sia ai lavoratori dipendenti che agli amministratori sulla base di presupposti diversi (l'ammontare della RAL per i primi, la partecipazione al CdA per i secondi), tale diverso criterio non fa venir meno la circostanza che l'offerta sia rivolta alla generalità dei dipendenti (interpello DRE Lombardia 29.11.2016 n. 954-1417/2016).

La definizione delle categorie omogenee può avvenire in base a diversi parametri e condizioni, obiettivo comunque dovrebbe essere quello di andare ad agevolare le categorie che più hanno bisogno di questi servizi per raggiungere il risultato ottimale.

Alcuni esempi di categorie omogenee possono essere:

  • dipendenti con la stessa categoria (impiegati, operai, quadri, dirigenti)
  • dipendenti con lo stesso livello contrattuale (IV livello, V livello, ecc.)
  • dipendenti appartenenti a una certa sede (categoria spaziale)
  • dipendenti con figli: un benefit può essere destinato solo ai dipendenti con figli per supportarli nelle attività connesse al loro sostentamento
  • dipendenti aventi un determinato livello di reddito
  • dipendenti che non hanno superminimo
  • dipendenti che decidono di convertire il premio di risultato

Potrà inoltre essere utilizzata la categoria legata al sesso, ma non in senso discriminatorio ma creando particolari attività dedicate: da esempio per promuovere per le donne il pap test, mentre per gli uomini, maggiormente soggetti a malattie cardiache, un check up cardiovascolare magari collegandolo anche all’età raggiunta.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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