Welfare Aziendale: Articolo 100

Obiettivo fondamentale di ogni realtà produttiva dovrebbe essere quello di aumentare o comunque mantenere costante il proprio business, tutelando però la posizione dei dipendenti.

Questo significa che il datore di lavoro non dovrebbe “sacrificare” il benessere e il tempo libero dei propri dipendenti in nome di una maggiore produttività, ma dovrebbe riuscire a mantenere un equilibrio tra queste due componenti. Un dipendente che si sente tutelato e che vive la propria vita professionale serenamente, sarà anche un lavoratore più produttivo per l’azienda. Il dipendente dovrebbe essere gratificato non solo con, ad esempio, aumenti di retribuzione o premi, ma anche con iniziative esterne rispetto ai classici strumenti previsti in materia economica, che riguardino il benessere psicologico e fisico della persona. Non prendersi cura del dipendente rende lo stesso più triste e demotivato, provocando un circolo vizioso di maggiore assenteismo, assenze per malattie e scarso impegno nel lavoro.

Da questo punto di vista, l’articolo 100 del TUIR, “Oneri di utilità sociale”, rappresenta un punto fondamentale per le iniziative di welfare, che porta vantaggi sia per l’impresa che per il dipendente.

L’articolo 100 del TUIR introduce la deducibilità delle “spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto”.

Tali spese sono deducibili per l’azienda fino al limite del 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente; queste ultime sono quelle risultanti dalla dichiarazione dei redditi. Bisogna sottolineare che l’articolo 100 utilizza il termine “volontariamente” per indicare che le spese devono essere sostenute dall'azienda come welfare anche senza un accordo sindacale o un regolamento aziendale.

L’articolo 51 comma 2 lettera f del TUIR, si ricollega all'articolo 100 perché include tra gli elementi che non concorrono a formare il reddito del dipendente anche l'utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai familiari indicati nell'articolo 12 per le finalità di cui al comma 1 dell'articolo 100. Quindi, da una parte questi servizi di utilità sociale sono deducibili per l’impresa e dall'altra non rientrano neppure nel reddito del lavoratore.

Si tratta quindi di servizi di utilità sociale per il lavoratore, quali l’assistenza sanitaria integrativa tramite strutture convenzionate, l’iscrizione in palestra o a corsi sportivi, i viaggi con finalità culturali, l’iscrizione a corsi di formazione non inerenti la professione, l’iscrizione a corsi di lingua, i biglietti per gli spettacoli teatrali.

Come evidenziato all'inizio, si tratta quindi di iniziative di welfare che mirano a aiutare il dipendente a svolgere attività ricreative durante il suo tempo libero, così da aumentare il suo benessere e in generale il clima aziendale.

Tempo libero e Welfare Aziendale, Scopri di più!

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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