Il «Benefit della Felicità»

Chi non vuole essere felice?

Il traffico, le scadenze, i problemi familiari e le altre mille tematiche che minano il nostro stato emotivo possono mettere a rischio la nostra felicità. E per quanto riguarda i lavoratori dipendenti? Un dipendente triste è un dipendente produttivo? Sicuramente la risposta è no. Un dipendente triste sarà maggiormente soggetto ad ammalarsi, non avrà voglia di recarsi al lavoro, non sarà propositivo.

In America, paese che prevede a livello normativo la ricerca della felicità, sta diventando relativamente diffusa la figura del Chief Happiness Officer, che tradotto in Italiano altro non è che il Manager della Felicità. Il compito di questa figura è ottenere il benessere dei dipendenti, interpretarne i bisogni e fare in modo che ognuno di loro sia soddisfatto del posto dove lavora. Ho già affrontato questo argomento parlando del Well-Being in un precedente articolo.

Come già detto, avere in azienda persone motivate e serene diminuisce l'assenteismo, favorisce la collaborazione tra i colleghi, migliorando così anche le performance dell’azienda e diminuendo i costi legati a turn-over e assenze non programmate.

La felicità è un Benefit?

Certamente sì, ma non dobbiamo rifarci agli articoli legislativi 51 o 100; ciò che viene offerto non è misurabile in euro, o meglio, non deve essere valorizzato ai fini fiscali e previdenziali. E senza dover pensare ad un’apposita figura possiamo suggerire tante piccole e semplici attività per rendere il luogo di lavoro un luogo felice.

  • In primis, bisogna riuscire ad organizzare al meglio gli spazi di lavoro adattandoli anche al benessere del corpo e dell’ambiente. Se immaginate un luogo triste lo immaginate grigio e buio, quindi spazio a luci, magari naturali, e colori.
  • Se possiamo disporre di una mensa ragioniamo sul cibo anche in un’ottica salutistica dando la possibilità al personale dipendente di alimentarsi bene, ma senza farli sentire in dieta perenne.
  • Ci sono poi oggetti che possono dare ad un break o ad una pausa pranzo una veste diversa, un calcio balilla per i nostalgici, o anche una piccola zona fitness e palestra.

All'estero queste misure stanno portando i loro frutti, l’Italia tende ad essere lenta nei cambiamenti ma ha anche una struttura imprenditoriale fatta di piccoli imprenditori che sanno che nel rapporto interpersonale sta la chiave per il successo nella gestione del personale.

E poi, lo sappiamo: la felicità sta nelle piccole cose.

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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