Donne e conciliazione
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Molte donne nel nostro Paese sono costrette a rinunciare al lavoro dopo la nascita di un figlio: questo avviene soprattutto per la mancanza di politiche e servizi pubblici che possano assistere le mamme lavoratrici. Fortunatamente negli ultimi anni, è stato sempre più riconosciuto il bisogno di conciliazione delle mamme lavoratrici e il welfare aziendale è venuto in soccorso alle politiche pubbliche in materia, prendendo spunto dalle grandi multinazionali che già da tempo attuano programmi di work life balance.

Sempre più, infatti, viene avvertita l’esigenza di conciliare vita privata, famiglia e svago, con la carriera professionale, ma allo stato attuale non tutte le aziende hanno ancora instaurato un programma di conciliazione welfare aziendale che punti sul work life balance.

Le misure pubbliche e quelle del welfare aziendale possono essere decisive soprattutto per l’aumento delle nascite e il ringiovanimento di un Paese sempre più vecchio.

Le misure di conciliazione per le donne possono essere divise in due macro categorie: quelle di welfare aziendale e quelle pubbliche. Dal punto di vista del welfare aziendale, le aziende possono mettere in atto iniziative legate al tempo del lavoro, atte quindi a conseguire una maggiore flessibilità oraria, come la gestione flessibile dell’orario di lavoro, la banca ore, il part-time, o i piani ferie adattati alla lavoratrice. Possono inoltre introdurre servizi salva tempo, come il servizio di lavanderia, il servizio maggiordomo o la spesa consegnata in azienda. Oppure servizi di cura, come l’asilo nido aziendale, le convenzioni con asili esterni, i servizi di baby sitting e i centri estivi. Un nuovo strumento è poi lo smart working, che permette alle mamme lavoratrici di lavorare da casa e di poter avere maggiore flessibilità.

Per quanto riguarda le misure pubbliche invece, le principali riguardano i voucher per le donne lavoratrici e il congedo parentale. La legge 92/2012 ha introdotto i voucher per le lavoratrici che, da gennaio 2018, con l’abrogazione dei voucher, sono stati rinominati come “contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting” ed erogati secondo le modalità previste per il Libretto Famiglia. Questo contributo è fruibile dalla madre lavoratrice negli 11 mesi successivi al termine della maternità, per acquistare servizi di baby-sitting o per il pagamento degli asili pubblici o privati. Il contributo è disponibile per lavoratrici dipendenti, iscritte alla Gestione Separata Inps (il contributo in questo caso viene erogato per massimo 6 mesi), ma anche autonome e imprenditrici, ma per queste ultime due categorie il contributo è erogato per un massimo di 3 mesi. L’importo del contributo consiste in un importo di massimo 600 euro mensili. Sottolineiamo però che il contributo è utilizzabile solo come alternativa al congedo parentale.

Un altro strumento pubblico che aiuta le mamme è il congedo parentale a ore, fruibile per un massimo di 10 mesi per entrambi i genitori, fino ai 12 anni del bambino.  Il congedo del padre, anche se breve, può essere considerata come una misura a favore della conciliazione; dal 2018, il padre può fruire del congedo obbligatorio di 4 giorni entro 5 mesi dalla nascita del figlio. L’art. 24 del d.lgs. 151/2015 ha introdotto poi la cessione delle ferie, rimettendo la materia ai diversi contratti collettivi. Grazie a questo strumento, i lavoratori possono cedere le ferie e i permessi maturati a un collega di lavoro che si trovi nella situazione di dover assistere figli minori che necessitano di cure costanti.

Da questa veloce panoramica delle diverse misure di conciliazione pensate per le donne, si comprende che il nostro Paese ha fatto molti progressi in materia rispetto a qualche anno fa, ma ancora è necessaria anche l’integrazione della volontà delle aziende di venire incontro ai bisogni delle mamme lavoratrici per far sì che non siano costrette ad abbandonare il mondo del lavoro.

 

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane.
Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro.
È stato docente a contratto per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino.
Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi.

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