Al giorno d’oggi i lavoratori sono costantemente sottoposti ad una continua e crescente pressione legata ad incarichi da svolgere con ritmi serrati, scadenze ravvicinate, obiettivi da raggiungere e il tutto è contornato da un difficile incastro tra vita personale e professionale. In una parola i lavoratori sono sempre più stressati.

Fortunatamente sempre più imprese si rendono conto che è necessario tutelare la salute dei propri lavoratori decidendo così di introdurre il welfare quale strumento di miglioramento della vita aziendale: agire sul clima aziendale e sulla qualità della giornata lavorativa significa, infatti, ridurre lo stress. Questo aspetto non è da sottovalutare in quanto lo stress da lavoro può portare a delle serie conseguenze per la salute dei lavoratori comportando un aumento nelle assenze ed incidendo negativamente sulla produttività.

Le aziende lungimiranti, quindi, agiscono sulla qualità della vita dei loro lavoratori.

Ne è un esempio l’azienda di abbigliamento “Pinko” che ha deciso di investire sulla salute con il progetto #PinkoTakeCare con lo scopo di fornire un servizio di check-up medico completo ai suoi lavoratori garantendo check-up ematologici a giugno, senologici a ottobre, urologici a novembre e cardiologici a dicembre.

Ovviamente non tutte le aziende possono permettersi di creare un progetto ad hoc riguardante la salute dei propri lavoratori, ma sicuramente le grandi aziende possono essere fonte di ispirazione, tanto è che incrementare iniziative nel campo della sanità privata è assolutamente alla portata di tutti i datori di lavoro.

A livello normativo dobbiamo richiamare quanto previsto dall’ art. 51, comma 2, lett.a) del TUIR il quale disciplina che non concorrono a formare il reddito i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale per un importo non superiore complessivamente ad euro 3.615,20.

Ulteriore vantaggio è stato esteso dalla Legge di Stabilità 2017 stabilendo che gli importi versati a cassa sanitaria provenienti dalla conversione del premio di risultato non concorrono al limite di deducibilità di cui sopra.

Le condizioni che il datore di lavoro deve rispettare per poter inserire un piano di questo tipo sono essenzialmente tre:

  1. i contributi devono essere versati ad una cassa avente esclusivamente finalità assistenziale
  2. il versamento di quegli stessi contributi deve essere previsto da uno specifico contratto o accordo collettivo o da un regolamento aziendale
  3. la copertura sanitaria deve riguardare tutti i dipendenti appartenenti alla medesima categoria.

Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda.

Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015.

Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia

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