Lavoratore

Assistenza sanitaria tailor-made

Francesca Zucconi Francesca Zucconi

L’Italia non è un Paese giovane ne siamo ampiamente consapevoli, che questa caratteristica abbia riflessi anche sul lato sanitario e sulla spesa pubblica è innegabile. Questo comporta maggior esborso nelle cure, nella diagnostica ed anche nell’assistenza.

In parallelo le lamentele riferite al servizio sanitario pubblico non mancano.

Quello che manca, spesso, è un servizio di prevenzione soddisfacente, d’altronde il famoso spot televisivo recita “prevenire è meglio che curare”.

È forse il caso di investire in forme di assistenza sanitaria integrative con lo scopo di completare e perfezionare le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, primo pilastro del sistema italiano.

Anche in ambito lavorativo avere un ottimale stato di salute porta innumerevoli vantaggi, anche per il datore di lavoro. Il miglior metodo per battere l’assenteismo è infatti quello di avere dei lavoratori in forma.

La tutela della salute, all’interno dei luoghi di lavoro, è senza ombra di dubbio un dovere di chi sta ai vertici dell’azienda. Questi ultimi potrebbero ad esempio anche pensare di estendere questa tutela oltre il mero aspetto lavorativo.

Le misure legate all’assistenza sanitaria integrativa possono essere previste in ogni livello della contrattazione, a partire da quella collettiva approdando ai regolamenti aziendali per far parte dei benefit che le aziende offrono ai loro lavoratori.

Come ulteriore leva per incentivare l’adesione vi è la deduzione dei contributi versati agli enti riguardanti la sanità integrativa.

È l’art. 51 co. 2 lett. a) del TUIR a disporre che “Non concorrono a formare il reddito i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che operino negli ambiti di intervento stabiliti con il decreto del Ministro della salute di cui all’articolo 10, comma 1, lettera e-ter), per un importo non superiore complessivamente ad euro 3.615,20.

Oltre alla deduzione il lavoratore può godere del rimborso delle spese sanitarie per sé ma anche per la propria famiglia.

Come abbiamo imparato nel corso dei vari contributi, in caso di adozione di un piano welfare oltre ai vantaggi per il lavoratore anche l’azienda gode di alcuni vantaggi.

Il primo, seppur immateriale, è la tutela della salute del lavoratore in tutti i suoi aspetti, dimostrando ai dipendenti quanto effettivamente possano essere importanti.

Il secondo, decisamente più “pratico” è la deduzione dal reddito di impresa dell’importo dei contributi versati alla cassa di assistenza in quanto facente parte del costo del lavoro.

L’ultimo, ma non meno importante, è la ridotta aliquota contributiva sociale prevista dall’ art. 6, del D. lgs 2 Settembre 1997 n. 314, infatti al posto della contribuzione ordinaria questi contributi sono soggetti ad un contributo di solidarietà del 10%.

Francesca Zucconi
Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.