Law and Finance

50 sfumature di buono pasto

Luca Furfaro Luca Furfaro

La risposta 122 del 24 aprile 2020, che tratta la gestione dell’indennità sostitutiva di mensa attraverso applicazione mobile, riprende una serie di interessanti aspetti legati ai buoni pasto ed alle indennità sostitutive.

Con i numerosi interpelli l’Agenzia delle Entrate continua a toccare argomenti connessi al welfare aziendale ed ai benefit per i lavoratori dipendenti.

La risposta 122 del 24 aprile 2020 riguarda la gestione dell’indennità sostitutiva di mensa attraverso applicazione mobile. L’agenzia delle Entrate nel rispondere alla questione riprende una serie di interessanti aspetti legati ai buoni pasto ed alle indennità sostitutive.

Questo interpello è quindi un ottimo “riassunto” delle diverse modalità per la gestione del vitto dei lavoratori e della loro imponibilità. Possiamo così schematizzare tutte le possibili gestioni:

  • Mensa interna gestita da datore di lavoro o terzi
  • Mensa diffusa
  • Buoni pasto cartacei
  • Buoni pasto elettronici
  • Indennità sostitutiva del vitto

La prima ipotesi affrontata sono le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro e quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi per le quali è prevista la totale esclusione dal reddito imponibile.

Di notevole diffusione poi le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto, esenti fino all'importo complessivo giornaliero di quattro euro, aumentato a otto euro nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica (card o applicazione).

Le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto, corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione, sono esenti fino all'importo complessivo giornaliero di euro 5,29.

In merito all’indennità sostitutiva di mensa concessa in caso di mancanza di strutture di ristorazione, l’Agenzia delle Entrate richiamando la risoluzione del Ministero Finanze del 30 marzo 2000, n. 41 afferma che è necessaria una valutazione circa alcune caratteristiche:

  • Il lavoratore deve avere un orario di lavoro che comporti la pausa per il vitto;
  • il dipendente sia addetto ad una unità produttiva;
  • la suddetta unità sia ubicata in un luogo che, in relazione al periodo di pausa concesso per il pasto, non consenta di recarsi, senza l'utilizzo di mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazione, per l'utilizzo di buoni pasto.

Esiste poi la c.d. mensa diffusa per la quale dovrà essere verificata la presenza di eventuali convenzioni tra i partecipanti al contratto di somministrazione di alimenti e bevande come previsto con la circolare 16 luglio 1998, n. 188 dal Ministero delle Finanze.

L’Agenzia infine ci ricorda che la totale o parziale esclusione dalla formazione del reddito imponibile delle suindicate prestazioni è subordinata alla condizione che le stesse siano offerte alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi. Di conseguenza, le medesime erogazioni messe a disposizione solo di taluni lavoratori concorrono integralmente alla formazione del reddito di lavoro dipendente (cfr. circolare 29 marzo 2018, n. 5/E, paragrafo 4.9).

Luca Furfaro
Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore dei libri “Decreto dignità - Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018 e "Welfare Aziendale" edito da Giuffrè Francis Lefebvre.