Welfare VS Detrazioni 730

Luca Furfaro | 29/06/2018
Welfare VS Detrazioni 730

Il periodo è consono per fare una valutazione circa la convenienza del lavoratore ad avere parte della retribuzione come servizi di welfare, rispetto alle possibilità di detrazione previste per alcune tipologie di spesa.

Il periodo è consono per fare una valutazione circa la convenienza del lavoratore ad avere parte della retribuzione come servizi di welfare, rispetto alle possibilità di detrazione previste per alcune tipologie di spesa.

Si ricorda che una spesa detraibile viene utilizzata per diminuire l’imposta netta del contribuente.
Se da una parte (con il welfare) i servizi erogati non entrano nel reddito imponibile, dall'altra le medesime spese detraibili possono essere inserite nella dichiarazione dei redditi. Naturalmente si dovrà scegliere tra una delle due modalità.

Ma quale tra i due comportamenti è il più vantaggioso fiscalmente per il dipendente?

Dobbiamo per prima cosa valutare che le spese detraibili hanno regole differenziate.
Parlando delle spese mediche, difatti, è possibile “scaricare” dalle imposte le spese sanitarie sostenute per visite o altri servizi medici, siano essi per il contribuente o per i famigliari.
Tali spese però sono detraibili per il 19% e con una franchigia di euro 129,11, ciò significa che nel caso di spese modeste inferiori alla soglia non vi sarà nessun vantaggio fiscale. Immaginando invece una spesa di 500 € la parte da inserire in detrazione sarebbe 70,47.

Se invece il dipendente ricevesse dall'azienda un servizio di welfare attraverso una piattaforma sanitaria utilizzata per rimborsare spese mediche come odontoiatria, farmaci e ticket ospedalieri il valore di questo servizio non rientrerebbe nel reddito imponibile e sullo stesso non sarebbe calcolata l’imposta; ipotizzando sempre il medesimo valore di 500 € l’imposta Irpef non calcolata sarebbe di 135 € (aliquota 27%).

Per quanto riguarda i rimborsi effettuati dalle casse, sarà possibile detrarre, da parte del dipendente, solo quelli della quota non rimborsata dall'azienda.

È chiaro come la bilancia quindi penda dalla parte del welfare aziendale per il vantaggio fiscale del lavoratore dipendente.

Tale vantaggio comunque non deve essere, come detto più volte, il solo stimolo a ricorrere al welfare aziendale, ma sicuramente potrà aiutare nella scelta.

Nei prossimi appuntamenti andremo ad analizzare ulteriormente le diverse possibili gestioni fiscali dei beni che rientrano nel novero del welfare aziendale.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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