Welfare aziendale, il vero antidoto allo stress da lavoro!

Luca Furfaro | 04/06/2019
Welfare aziendale, il vero antidoto allo stress da lavoro!

Le politiche di Welfare aziendale sono le sole capaci di prevenire eventuali malattie da stress al lavoro. Infatti, fornire un servizio di supporto ai dipendenti, è il punto di partenza per migliorare la loro soddisfazione e, di conseguenza, la produttività dell'azienda.

L’OMS riconosce il burnout come "malattia da lavoro"; burnout, è una parola di origine anglosassone che letteralmente significa esaurimento, crollo o surriscaldamento. Si tratta, quindi, di una tipologia di stress inserita all’interno del contesto lavorativo o derivante da esso, che determina un logorio psicofisico ed emotivo, con vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse, e con concrete conseguenze nella realtà lavorativa, personale e sociale dell’individuo.

Al fine di riconoscere il burnout si indagano, in particolare, 6 aree tematiche: il carico di lavoro, il controllo (quanto la persona si sente autonoma), la ricompensa (se il lavoro viene riconosciuto sia da un punto di vista monetario che di carriera), la comunità (le relazioni nel contesto lavorativo), l’equità (senso di giustizia) e i valori (in linea con quelli portati avanti dall’azienda).

Tali concetti, come visto anche in precedenti interventi, sono aree interessate dalle politiche di Welfare, le sole capaci, quindi, di prevenire eventuali malattie da stress.

Inoltre, diverse ricerche sul fenomeno indicano che i soggetti più a rischio sono quelli che svolgono le cosiddette “professioni d’aiuto” o helping professions. Non solo, oltre alle attività professionali, anche i caregiver, coloro che si prendono cura di anziani, malati o disabili, sono soggetti propensi alla sindrome. 

L’azienda può intervenire con un servizio di supporto psicoterapeutico: insegnando tecniche di rilassamento e regolazione emotiva; aumentando la capacità del soggetto di far fronte ai momenti di stress, con una migliore gestione del tempo e del conflitto.

Tali attenzioni, formative e di supporto, potranno portare oltre che ad allontanare il rischio di burnout, a migliorare la produttività del soggetto e la sua soddisfazione. In un’ottica di wellbeing, inoltre, può essere attuato un invito ad una vita sana e attiva, attraverso l’incentivazione al movimento fisico e ad una buona alimentazione. A questo, come supporto, si deve aggiungere una modalità di lavoro che dia modo al lavoratore di prendersi cura dei propri familiari, ed ai familiari di prendersi cura del lavoratore. Il lavoratore deve pensare al lavoro quando è al lavoro, ed alla famiglia quando è a casa, così da potersi concentrare su quanto sta svolgendo senza ulteriori preoccupazioni.

Antoine de Saint-Exupéry disse: “Il campo della nostra coscienza è molto piccolo. Accetta solo un problema alla volta.

 

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

Articoli dell'autore

Vuoi avere maggiori informazioni e richiedere una consulenza dedicata?

Contattaci
Vuoi avere maggiori informazioni?
Richiedi una consulenza personalizzata