Ridurre l'assenteismo con il Welfare

Francesca Zucconi | 04/07/2019
Ridurre l'assenteismo con il Welfare

Un buon piano Welfare è la giusta soluzione per ridurre il fenomeno dell'assenteismo in azienda. Il primo passo è l'ascolto delle esigenze dei lavoratori: il dialogo concreto tra datore di lavoro e dipendenti permette di utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso per apportare benessere all'interno dell'azienda.

Il rapporto di lavoro è per sua definizione sinallagmatico: entrambe le parti, datore di lavoro e lavoratore, sono legate da uno scambio di prestazioni. Il datore di lavoro deve retribuire il lavoratore che si impegna a prestare la sua attività lavorativa.

Diverse sono, però, le tipologie di assenza che possono portare il lavoratore al venir meno della prestazione lavorativa come ferie, permessi, malattia, maternità, ma, per espressa previsione normativa, questi periodi, essendo tutelati, vengono in ogni caso retribuiti. Si crea così una disparità tra il datore di lavoro che mantiene il suo impegno ad erogare la retribuzione di contro il lavoratore che non effettua la prestazione lavorativa.

In una gestione aziendale standard queste assenze sono, per quanto possibili, programmate e prevedibili anche e soprattutto a livello finanziario.

Si genera invece un problema notevole quando i lavoratori abusano di queste assenze arrivando a generare un fenomeno di assenteismo: ritardi costanti, abusi di permessi e a volte anche di malattia.

È evidente che questo fenomeno non è per l’azienda prevedibile, e genera una situazione di difficoltà lavorativa in quanto bisogna costantemente agire sull’organizzazione aziendale per sostituire il lavoratore assente, riorganizzare turni e aumentare carichi di lavoro incidendo così sulla produttività ma anche a livello di costi.

Sicuramente un’azienda in cui si è sviluppato questo fenomeno deve cercare di arginarlo e prevedere una strategia mirata.

Perché non inserire welfare? Può sembrare un contro senso perché tipicamente il datore di lavoro potrebbe rispondere che i suoi lavoratori, per come si comportano, non sono da premiare.

Invece, il primo passo per inserire un piano welfare mirato è quello di ascoltare le esigenze dei lavoratori. Da questo passaggio potrebbero emergere il disagio e le problematiche relative a queste assenze: problemi di gestione di orario? Di accudire i figli? Di situazioni familiari complesse? Mancanza di stimoli professionali? Stress?

Individuate le cause l’azienda può modificare ad esempio l’orario rendendolo più flessibile e adatto alle esigenze di tutti, oppure potrebbe lavorare sul clima aziendale se scopre che è il motivo per il quale si creano delle tensioni.

Non è detto che se un lavoratore è assente spesso dal lavoro lo fa semplicemente perché è un “lavativo”, magari ci sono delle ragioni più profonde che non gli danno nemmeno la tranquillità di affrontare un colloquio con il datore di lavoro per esprimere tale disagio.

Il datore di lavoro lungimirante deve essere in grado di cogliere queste sfumature e utilizzarle come ponte per creare un dialogo concreto con i suoi lavoratori e utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso per apportare benessere all’interno della sua azienda. Il suo agire sarà ripagato sicuramente con la riduzione dell’assenteismo e secondariamente con la fidelizzazione dei suoi lavoratori.

Francesca Zucconi

Francesca Zucconi

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia la sua attività lavorativa nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda. Affascinata dal ruolo percorre l’iter che la porta all’abilitazione all’esercizio della professione di Consulente del Lavoro e relativa iscrizione all’albo dei Consulenti del Lavoro di Pavia nel 2015. Dal 2018 è Presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia.

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