Promuovere la cultura: il welfare e le biblioteche aziendali

Luca Furfaro | 26/02/2019
Promuovere la cultura: il welfare e le biblioteche aziendali

Il welfare sostiene la cultura promuovendo l’iniziativa delle biblioteche aziendali, al fine di realizzare un luogo che favorisca la formazione personale e professionale dei dipendenti e delle aziende.

 Andare oltre il semplice benefit è qualcosa che può avere un duplice ritorno; pensare oltre gli schemi e progettare un piano welfare che ricomprenda anche misure semplici, ma funzionali alla vita ed alla crescita professionale del dipendente, è un obiettivo ambizioso ma fattibile.

Nei giorni scorsi, è circolata in rete una polemica relativa ad un’azzardata pubblicità sull'utilizzo di beni durevoli al posto dei libri. Tale pubblicità, ha tentato, senza molto successo, e nel modo sbagliato, di promuovere una coscienza green andando a discapito dei libri, ed in un certo senso della cultura.

Questo fatto, seppure non connesso, mi dà la possibilità di parlare di un’iniziativa molto interessante, che sfocia in un contesto più ampio di quello del welfare aziendale e del semplice benefit.

Realizzare una biblioteca aziendale può essere una modalità proprio per promuovere la cultura.

La cultura rende liberi, saggi e curiosi del mondo e promuoverla all'interno delle aziende permette di coltivare questi valori tra i propri dipendenti, che di fatto costituiscono e fanno funzionare l’azienda. Tale aspetto può sicuramente cambiare la vita delle persone ma anche delle aziende.

Non immaginiamo, inoltre, la biblioteca come un luogo triste, freddo e silenzioso; tale luogo può diventare propositivo per il confronto aziendale e personale.

Quando si parla dell’ampia tematica del welfare un nome spicca su gli altri, quello di Adriano Olivetti; è proprio lui uno dei primi ad inserire all'interno della fabbrica una biblioteca, il perno di tutto il sistema culturale Olivetti. Sul finire degli anni ’30 organizzò la prima biblioteca di fabbrica con inizialmente solo finalità ricreative, ma più tardi, la biblioteca, ampliò le sue funzioni e dimensioni dividendosi in tre diverse sezioni: culturale, tecnica e divulgativo-ricreativa.

Sicuramente una biblioteca aziendale non può essere un “mucchio di libri” messi su uno scaffale, ma al contrario necessita di una continua ricerca ed aggiornamento, anche legato all'ambito di attività dell’azienda, ma non solo.

L’investimento aziendale è comunque contenuto e proporzionale al numero dei dipendenti. Non è quindi una misura che deve essere vista solo per le grandi aziende, ma, al contrario, può essere anche molto gestibile ed apprezzata dalle Pmi.

La riproposizione di un luogo di cultura, comodo in tempi e luoghi, può riavvicinare il lavoratore dipendente alla lettura e favorire una sua formazione personale ed aziendale.

La biblioteca poi è già una misura green, poiché trattasi di una modalità di condivisione, ma tale attività potrà anche essere svolta attraverso la digitalizzazione dei testi, eliminando vincoli di spazio fisico.

Insomma, come diceva la pubblicità di cui parlavo all'inizio di questo intervento, scegliamo beni durevoli; e il bene durevole per eccellenza è proprio la cultura, portiamola quindi anche all'interno delle nostre aziende.

Luca Furfaro

Luca Furfaro

Consulente del lavoro con proprio studio, assiste le aziende nella gestione delle risorse umane. Iscritto all’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino, laureato in scienze politiche all’Università degli studi di Torino, partecipa a convegni in materia giuslavoristica e scrive per alcune testate specializzate in materia lavoro. È stato docente per il Master in consulenza del lavoro organizzato dall’Università degli studi di Torino. Autore del libro “L’esperto in tasca – Fisco lavoro e Previdenza, Le novità del 2017” edito da Itedi, ha contribuito al libro “Non Bastavano i buoni pasto” ed è stato Autore del Libro “Decreto dignità – Le questioni controverse” edito da Giuffrè editore nel 2018.

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